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14 novembre 2005

RU-486: la sperimentazione continua

A partire dal 7 novembre, in seguito allo stop imposto dal Ministero della Salute, è ripresa all’ospedale S. Anna di Torino la sperimentazione della pA partire dal 7 novembre, in seguito allo stop imposto dal Ministero della Salute, è ripresa all’ospedale S. Anna di Torino la sperimentazione della pillola abortiva RU- 486.
Ciò è stato reso possibile dall’adozione di un nuovo protocollo, concernente la degenza in ospedale delle pazienti.
L’ospedale S. Anna è da considerarsi un pioniere in Italia a partire da quando nell’ottobre 2002 il Comitato Etico della Regione Piemonte ha approvato la sperimentazione di tale prodotto chimico presso la suddetta struttura ospedaliera.
Ma che cos’è la RU-486?
In primis, non bisogna confonderla con la cd. pillola del giorno dopo, la quale viene assunta nelle ore successive ad un rapporto sessuale non protetto. Per iniziativa dell’ex Ministro della Sanità, Umberto Veronesi, essa è disponibile in farmacia col nome di Norvelo.
La RU-486, invece, è un prodotto chimico a base di Mifepristone: un potente antiormone che interrompe l’annidamento dell’embrione nell’utero. La RU-486 viene ingerita come una normale pastiglia. Trascorsi tre giorni, i medici somministrano alla donna una sostanza che induce le contrazioni e la successiva espulsione dell’embrione.
Tale farmaco è stato prodotto dai laboratori della Roussel Uclaf, società controllata dal Governo francese e dal gruppo tedesco Hoechst.
La pillola abortiva è usata in Francia da un decennio mentre è sbarcata negli USA nel 2000.
Un comunicato stampa del 23/06/1988 dimostra il coinvolgimento dell’ONU nella realizzazione del prodotto. Quest’ultimo,infatti, sarebbe di estrema utilità nel caso delle popolazioni di paesi poveri, soprattutto laddove manchino presidi chirurgici adeguati.
In Italia l’IVG (Interruzione Volontaria di Gravidanza) è praticata soltanto con intervento chirurgico. Eppure il metodo farmacologico della RU-486 risulterebbe meno dispendioso economicamente e meno traumatico per la donna. Da un raffronto tra i due metodi, realizzato in Svizzera – dove la Mifegyne è disponibile in quasi tutti gli ospedali che hanno un reparto di ginecologia – si evince che entrambi sono efficaci e sicuri.
Le differenze riguardano i tempi e la percezione. Il resto spetta alla volontà della donna.
Esistono anche valutazioni sui costi.
Prendendo come esempio la Regione Toscana, il prezzo omnicomprensivo, indicante l’intervento e la degenza, è di circa 760 euro. Proviamo a vedere i costi negli altri Paesi.
In Belgio, il prezzo della confezione Mifegyne della Exelgyn ( tre compresse da 200 mg) è stato fissato per legge dal Ministro dell’Economia a 63.52 euro, in Spagna a 62 euro. In una clinica statunitense per un’ interruzione di gravidanza (visite, test, esami) si spende una cifra che oscilla dai 200 ai 350 dollari.
Non si possono stabilire in anticipo i costi della RU-486, ma, trattandosi di intervento ambulatoriale, si dovrebbero detrarre le spese della degenza di almeno un giorno e della sala operatoria.
Girando tali informazioni alla Corte dei Conti, le si potrebbe chiedere se non ravveda nell’introduzione della RU-486 un metodo meno oneroso per il Sistema Sanitario Nazionale, da suggerire al Ministero della Sanità!
Tale prodotto risponde al tentativo di rendere sempre più normale,semplice,sicura un’IVG in un paese come il nostro, in cui , secondo dati Istat, si praticano annualmente circa 135.000 aborti legali, pur essendoci ancora una discreta sacca di aborti clandestini.
Per quanto riguarda l’aspetto giuridico di tale farmaco, ove esso venisse usato dentro le procedure previste dalla legge 194 (regolatrice dell’Interruzione Volontaria di Gravidanza) la RU-486 difficilmente potrebbe essere dichiarata “fuori legge”. Diverso è il discorso di un suo utilizzo privatistico, che si configurerebbe quale violazione delle misure di controllo poste dalla 194.
Al di là della considerazione che ogniqualvolta si parla di Aborto si rischia di entrare in querelles etiche, dove Morale, Religione, Filosofia si differenziano talmente da non trovare un punto di incontro, è comunque interessante sottolineare la rivoluzione introdotta dalla RU-486 nel sovvertire i ruoli tipici dell’aborto chirurgico: il medico non è più protagonista ma assistente, la donna non più passiva ma attiva fattrice della sua scelta.

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