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1 dicembre 2005

Gianluca Grignani, un artista controverso

Gianluca Grignani è sempre stato un artista controverso.
Un cantautore capace di incantare orde di ragazzine sognanti con ballate acustiche “allGianluca Grignani è sempre stato un artista controverso.
Un cantautore capace di incantare orde di ragazzine sognanti con ballate acustiche “alla Battisti”, e, subito dopo, di conquistare tutt’altro target di ascoltatori, con quel rock stradaiolo, non molto distante dal sound del Vasco nazionale, senza contare le numerose incursioni (alcune più riuscite, altre meno…) nella canzone pop d’autore.
Quando, nel maggio 1996, uscì “La Fabbrica di Plastica”, secondo lavoro dell’ allora ragazzo milanese, molti come me gridarono al miracolo: l’ ultimo belloccio prodotto dall’ industria discografica, non solo rinunciava all’ ambito scettro di idolo delle teenager, rifiutandosi di tornare al festival di Sanremo; ma chiamava a raccolta fior di musicisti (tra cui un certo Greg Walsh…) per dare alle stampe un disco decisamente poco orecchiabile e dalle liriche molto, ma molto libere da compromessi di alcun genere.
Abbiamo rivalutato Gianluca come persona, ancor prima che come artista: la decisione di escludere qualsivoglia foto dal book interno del cd, tanto per fare un esempio, non l’avrebbero davvero presa in molti.
Ma “Grigna”, vi ho avvertito sin dall’inizio, è un cantautore controverso: infatti, dopo il mezzo insuccesso del suo capolavoro di gioventù, è tornato sul palco dell’ Ariston, ha ricominciato a comporre canzoni più semplici …e a farsi fotografare, in tutta la sua strafottente bellezza, ritagliandosi così un angolino nel panorama della musica commerciale italiana.
E così, dopo una manciata di album di discreto successo, un paio di singoli e altrettanti video accattivanti quanto basta per “sopravvivere”, eccoti l’ultimo colpo di scena: il 10 giugno scorso esce “Il Re del Niente”, definito dallo stesso Gianluca “il mio più bel disco…. per ora…..” (dai credits del cd).
Questa lunga introduzione, per rendervi partecipi dello stato d’animo con cui sono tornato a vedere Grignani dal vivo, al Palalottomatica di Roma, martedì 29 Novembre, accompagnato da mia sorella Flora.
Il concerto, previsto per il 26 Ottobre, è slittato di un mese per cause sconosciute.
Certamente l’ampia struttura del Palalottomatica non è proprio facilissima da riempire; e la trovata del CD+biglietto, escogitata dalla casa discografica (una novità assoluta per il mercato italiano), deve aver creato più problemi che altro alla normale vendita dei biglietti…
C’è da aggiungere poi, a malincuore, che Gianluca non riscuote più da tempo il successo di massa, guadagnato con canzoni come “Destinazione paradiso” e “La mia storia tra le dita”, avendo volutamente “tradito” quel genere di pubblico; così, una volta dentro, mi guardo attorno e scopro che perfino le ragazzine sognanti di cui sopra non sono poi così tante come mi sarei aspettato di vedere.
Peccato, penso tra me, perchè lo spettacolo offerto (nonostante la solita acustica infelice del posto) è decisamente godibile e ben bilanciato.
Si passa da “Little man” a “Speciale”, passando per “Falco a metà” e “L’allucinazione”; l’ex-ragazzo difficile, che fino a qualche anno fa non faceva mistero di fare uso di sostanze “poco legali”, adesso è un uomo sposato e padre (raggiante) di una splendida bambina (la possiamo ammirare nel video de “Il re del niente”), Ginevra, a cui dedica la nuova hit “Bambina dallo spazio”.
L’unico vezzo se lo concede nel “toppare” clamorosamente (Vasco docet…) il ritornello finale, mandando fuori tempo tutto il gruppo; per il resto, conduce lo spettacolo da consumato professionista.
Ma tornando a parlare dell’ultimo lavoro discografico, è abbastanza chiaro quanto l’ autore tenga alle sue nuove canzoni, all’ interno delle quali pare abbia acquisito quella sorta di equilibrio tra rock e canzone d’autore, mai veramente raggiunto in precedenza: ne propone ben 8, compresi alcuni inediti presenti esclusivamente sulla versione CD expanded (quella col biglietto in omaggio), e sono tutti interpretati con la passione di chi crede in ciò che ha scritto.
“La notte viola” è una ballata acida, il cui testo ti lascia sconcertato, per quanto risulta essere ispirato; la voce di chi canta lascia intravedere una certa emozione, durante l’esecuzione dell’inciso finale…
Un plauso a parte merita l’ intervento ecologista, fatto prima di cantare “La terra è un’arancia”, durante il quale Gianluca ha fatto un po’ di (sana) pubblicità a Greenpeace, esortando tutti i presenti a fare qualcosa per questa nostra madre terra, che non abbiamo alcun diritto di distruggere; perché, bisogna ricordarci, che siamo soltanto di passaggio.
Il concerto è durato un paio d’ ore, durante le quali non si può certo dire che il nostro si sia risparmiato, arrampicandosi sugli amplificatori , durante “Lacrime dalla luna”, e saltando da una parte all’ altra del palco durante “Chi se ne frega”, nonostante il fisico decisamente più appesantito che in passato.
Ha spesso accompagnato i validissimi strumentisti al suo seguito, suonando la chitarra ed a tratti anche le percussioni; ma quello che gli riesce ancora veramente bene è cantare, con quella voce che il mercato inglese avrebbe valorizzato molto più di quanto non sia successo qui da noi.
E che Grignani sappia davvero cantare, te ne accorgi in quei brevi momenti in cui smette per un attimo di vestire i panni del “bello e dannato a tutti i costi”, lo vedi che si concentra sul serio e tira fuori quelle note acute e potenti, come solo lui sa fare, così… senza nessuna difficoltà: un esempio su tutti è “Benvenuto nel gioco”.
Intorno alle 23:00, dopo un breve intervallo, l’ artista torna sul palco, per cantare “Destinazione paradiso”, senza la stupida censura che imposero i discografici all’ epoca; lo show viene concluso definitivamente da una versione di “L’aiuola” al limite dell’heavy metal.
Prima che i musicisti finiscano di suonare, saluta il suo pubblico e ringrazia tutti i presenti, con una cordialità che non avrei mai sperato un giorno avrebbe acquistato: ma forse Gianluca ha trovato davvero quell’ identità, che un tempo andava rincorrendo, immerso in una “galassia di melassa” o “sdraiato su una nuvola”.

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