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16 dicembre 2005

Giornalismo e mafia

Di recente si è ricominciato a parlare di mafia. Il silenzio mediatico degli ultimi anni sull’argomento, ci aveva quasi convinti che Cosa Nostra fosseDi recente si è ricominciato a parlare di mafia. Il silenzio mediatico degli ultimi anni sull’argomento, ci aveva quasi convinti che Cosa Nostra fosse stata indebolita ed invece, l’assassinio del vice-presidente del consiglio in Calabria, ci ha fatto ripiombare nell’incubo.
Nonostante la mia giovane età, ricordo perfettamente l’omicidio del giudice Falcone e di Borsellino. Due uomini, consapevoli di ciò che stavano smovendo e del pericolo incombente. Falcone, nell’ultima intervista, si considerava “un morto che cammina”. La loro vicenda è ormai nota ma forse, quello che molti non sanno, è che tra le vittime della mafia ci sono stati anche numerosi giornalisti, i cui nomi, sono sconosciuti a tutti. Tra questi vorrei citarne alcuni, come Mauro De Mauro, scomparso il 16 settembre 1970. In lui è presente l’idea di un giornalismo che non muore, coraggioso ed impertinente. Il suo triste primato è di essere stato il primo giornalista fatto, letteralmente sparire, dalla mafia.
Dal film “ I cento passi” emerge poi la figura di Peppino Impastato che non fu propriamente un giornalista, ma con la sua radio Aut, infastidì molto gli ambienti mafiosi, in particolare il boss Tano Badalamenti, che viveva a soli 100 passi da casa sua. Denunciò l’omertà e il silenzio colpevole di molti. La sua arma era l’informazione, e questa lotta gli costò la vita. Fu ucciso dalla mafia l’8 maggio del 1978 nella sua Cinisi.
Un altro giornalista, il cui nome è sconosciuto a molti, è Mario Francese. La sua tragica morte è legata al boss Totò Riina. Viene assassinato a Palermo il 27 gennaio del ’79 per aver fatto delle inchieste sui mallaffari di Cosa Nostra.
Giuseppe Fava, fondatore de “ I Siciliani” viene ucciso il 5 gennaio del 1984.
Giovanni Spampinato, corrispondente dell’”Ora” da Ragusa, viene ucciso a colpi di pistola sotto casa. Si era occupato di mafia.
Giuseppe Siani, cronista di appena 26 anni, viene crivellato a colpi di arma da fuoco il 25 settembre 1985. i suoi servizi da Torre Annunziata avevano infastidito la camorra.
Beppe Alfano, viene fatto tacere l’8 gennaio del 1993. era corrispondente de “ La Sicilia” da Catania.
Questo tragico elenco di giornalisti uccisi dalla mafia non è un modo per enumerare dei fatti, ma è il tentativo di non far cadere nell’oblio il ricordo di questi uomini che , come Falcone e Borsellino, hanno cercato di scalfire qualcosa che era ed è troppo grande e potente.
La loro colpa? Aver parlato troppo, aver osservato e riferito sulla stampa ciò che era stato sempre implicitamente accettato e taciuto. Loro hanno pagato e non sono stati gli unici, qualcun altro invece si è arricchito grazie a Cosa Nostra. Negli ultimi giorni salta fuori la vicenda dei vari immobiliaristi che hanno intrapreso le diverse scalate alla banche italiane. Sono persone venute dal nulla, che d’un tratto hanno avuto un enorme quantità di soldi da investire. Hanno fatto sicuramente degli accordi con l’ambiente politico e non solo. Ci si chiede da dove abbiamo preso tutti quei soldi, e chi può avere dato loro tanta fluidità economica? La risposta è semplice. Tutti la conoscono ma nessuno ha il coraggio di dirlo. Mi auguro che le indagini della Magistratura facciano luce su queste vicende.
Mi unisco inoltre ai giovani calabresi che in questi giorni, stanno organizzando varie manifestazioni e marce contro la mafia e concludo con un’ espressione che mi sembra veramente appropriata, “ la mafia è una montagna di merda”,(Peppino Impastato).

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