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1 dicembre 2005

Guicciardini non si fa ingannare: non è pulp il suo Shakespeare

Un regista coraggioso: non gli basta affrontare Shakespeare, ma in questa tenzone di tutto rispetto Roberto Guicciardini sceglie di misurarsi con un tUn regista coraggioso: non gli basta affrontare Shakespeare, ma in questa tenzone di tutto rispetto Roberto Guicciardini sceglie di misurarsi con un testo difficilissimo, il Titus Andronìcus, andato in scena sabato 26 e domenica 27 novembre al Teatro Gesualdo di Avellino. Tra i lettori, forse qualcuno ne ricorderà la versione cinematografica, con Anthony Hopkins nei panni del tragico generale romano in una bella versione sanguinolenta, così come ispirato dal testo. Guicciardini però non cade nell’inganno e, piuttosto che aggiungere, sottrae. Mariano Sigillo ha costruito un Andronico dignitoso e con qualche lampo di personalità, tanto è ben disegnato il profilo del suo carattere. Ecco un punto (forse l’unico) su cui i critici shakespiriani sono concordi: nei drammi del grande Bardo il raggiungimento del massimo potere è sempre l’anticamera della decadenza. E Titus non è un ingenuo: in primo luogo rifiuta, per sé e per suo figlio, la candidatura al trono imperiale; successivamente, quando i tribuni gli chiedono di indicare un possibile candidato, il vecchio generale compie la scelta più legittimista possibile indicando Saturnino, figlio maggiore dell’imperatore deceduto. Tanta prudenza non basterà però ad evitare una carneficina, scatenata dal macabro rituale secondo il quale Titus uccide il figlio maggiore della regina Tamora, condotta alla corte imperiale romana in catene. Veniamo adesso alle scene che ci hanno incantato. Lavinia, figlia prediletta del generale, viene stuprata dai figli della regina prigioniera e, in seguito, mutilata di mani e lingua. In queste condizioni viene rispedita alla famiglia. L’allestimento di Guicciardini riesce a mettere tutto in poesia: sono dei bei nastri rossi alle labbra e ai polsi della ragazza ad evidenziare le sue ferite. Ciò che in passato sottolineava la bellezza della fanciulla, serve adesso a renderne la deformità. Una scena ben concepita e molto ben realizzata. Ultima osservazione, meritata, per la direzione delle luci, che contribuisce in larga misura alle suggestioni di questo allestimento.

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