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7 dicembre 2005

John Lennon. Un nome, una leggenda

Ricorre l’8 dicembre il venticinquesimo anniversario della morte di John Lennon. Un uomo dalle grandi passioni, un artista che lascia un segno di indiRicorre l’8 dicembre il venticinquesimo anniversario della morte di John Lennon. Un uomo dalle grandi passioni, un artista che lascia un segno di indiscusso valore umano e musicale. Una carriera solista appassionata, che lo ha visto alle prese con svariate e multiformi incarnazioni musicali, dallo sperimentalismo “folle” del progetto Plastic One Band al pop d’autore degli ultimi dischi. Si discuterà a lungo su chi sia stato il vero genio dei Beatles (e molti sono gli elementi che potrebbero far propendere per McCartney), ma un fatto appare indiscutibile: dopo la fine dei Fab Four, John Lennon si è rivelato il “cantautore” più completo dei quattro, riuscendo a collezionare una serie di canzoni che resteranno negli annali della musica. La sua esperienza solista, però, è stata all’insegna di una impressionante discontinuità, indotta anche dalle sue turbolente e spesso plateali vicende personali, che lo hanno visto, nel bene e nel male, unito alla compagna e moglie Yoko Ono. Il “colpo di fulmine” tra i due era scoccato nel 1966 in una galleria d’arte londinese, quando John era in rotta con la moglie Cynthia. Yoko Ono, artista giapponese di famiglia benestante, amica di maestri dell’avanguardia come John Cage e LaMonte Young, è una personalità complessa e controversa: per molti sarà lei la vera responsabile della fine dei Beatles e un’avida vedova-sfruttatrice della eredità lennoniana. Nel ’64, Lennon, era riuscito a pubblicare due libri nonsense (“In His Own Write” e “A Spaniard In The Works”) e nel ’66 aveva debuttato come attore nella commedia di Dick Lester “How I Won the War”. In ambito musicale, però, le sue prime mosse sono tutte al fianco di Yoko Ono. Nel 1968 la coppia incide l’improbabile collage d’avanguardia Unfinished Music, No.1: Two Virgins. Il disco fa scandalo per la celebre foto che ritrae i due completamente nudi. Il 20 marzo del 1969, Lennon e Ono si sposano a Gibilterra e per la luna di miele decidono di esibirsi in una serie di eccentriche performance pacifiste. Nascono così i “Bed-In For Peace”, le singolari interviste “collettive” concesse ai giornalisti dai due sposi sotto le lenzuola, nel loro talamo all’hotel Hilton di Amsterdam. Durante questa insolita session nasce il singolo “Give Peace A Chance”, destinato a divenire uno dei grandi inni del movimento pacifista.

Pochi mesi dopo, escono Unfinished Music, No. 2: Life With The Lions e The Wedding Album. Lennon torna a esibirsi in concerto nel settembre 1969, al Toronto Rock & roll festival, accompagnato dalla Plastic Ono Band. Nel 1970, l’esperienza dei Beatles può dirsi definitivamente conclusa, ma Lennon preferisce non dare l’annuncio ufficiale. Paul McCartney pubblicizza la definitiva rottura, proprio mentre per la prima volta un brano di Lennon sta scalando le classifiche in Inghilterra e in America: “Instant Karma (We All Shine On)”, un inno vibrante registrato con George Harrison e pervaso da uno spiritualismo para-buddhista. Lennon vive il gesto di McCartney come un’offesa personale e replica con il suo primo album “vero”, John Lennon/Plastic Ono Band. Un album sincero e profondo, con testi molto duri, diretti, espressione di un disagio autentico e doloroso. Tutto il disco è una sorta di autocoscienza di Lennon, impegnato in quei giorni con Yoko Ono in una terapia psicanalitica. L’epitaffio per la madre Julia, investita da un autobus davanti ai suoi occhi quando John aveva solo 18 anni, un atto d’accusa nei confronti dei genitori che si separarono quando John aveva due anni, affidandolo a una zia. Seguono numerosi successi. Trasferitosi a New York, Lennon consolida il suo mito con l’album Imagine (1971), che sbanca le chart in tutto il mondo. La struggente ballata utopistica della title track resterà il suo brano più celebre, il suo testamento spirituale e un inno per generazioni di pacifisti e “sognatori”. Il disco si fa valere anche per molte altre tracce.
Dopo la pubblicazione natalizia del singolo “Happy Xmas (War Is Over)”, nel 1972 esce il doppio Sometime In New York City, in cui l’impegno politico di Lennon si radicalizza. Sul piano musicale, però, il disco, delude le attese. Nel frattempo Lennon ha pubblicato un altro album, il mediocre Walls And Bridges ed è reduce da un periodo ad alto tasso autodistruttivo, tra droghe e sesso facile. Nel 1975 esce Rock’n’roll. Dopo aver collaborato con David Bowie e vinto una battaglia legale contro il Dipartimento per l’immigrazione che gli aveva revocato il permesso di soggiorno per possesso di marijuana, Lennon si ritira nell’ombra, rifugiandosi nella sua casa di Manhatthan con la moglie e il neonato figlio Sean. Passano cinque anni prima del ritorno in sala d’incisione, per l’album Double Fantasy. Ma proprio mentre l’album sta scalando le classifiche, arriva la tragedia dell’8 dicembre 1980 a spezzare per sempre l’utopia del dreamer di Liverpool. Fa molto freddo a New York quella notte, ma John Lennon ha scelto proprio quel giorno per uscire di casa dopo mesi di isolamento. Sono passate le undici di sera quando gli si avvicina un giovane, lo stesso cui aveva firmato un autografo poche ore prima. E’ un attimo: i cinque spari, gli occhialetti tondi di Lennon rotti e insanguinati, il suo corpo a terra, davanti al Dakota Building. L’assassino è un giovane squilibrato che si dichiarerà un suo fan, Mark David Chapman. Un nome su cui fans e stampa cercheranno di stendere un velo di indifferenza per evitare di associare a Lennon un comune assassino. La sera dopo la tragedia, Bruce Springsteen apre un suo concero gridando al pubblico: “Se non fosse stato per John Lennon, oggi molti di noi non sarebbero qui”. Il mondo è in lutto e si ferma a ricordarlo: il 14 dicembre milioni di fans si uniscono per commemorarlo con dieci minuti di silenzio. L’album Double Fantasy e il singolo “(Just Like) Starting Over” si insediano stabilmente al n. 1 di tutte le chart mondiali e gran parte dei suoi dischi precedenti torna in auge. Non sono mancate in questi anni le operazioni speculative, gestite spesso dalla stessa Yoko Ono. Grazie ai diritti d’autore sull’immagine del marito, l’artista giapponese è riuscita infatti a concludere affari miliardari, che le sono valsi molto più dei suoi ermetici progetti musicali. Ma la leggenda dell’ex-Beatle è sempre rimasta integra.

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