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1 dicembre 2005

Last Days

Alla base dell’ultimo film di Gus Van Sant, “Last Days”, presentato allo scorso Festival di Cannes, c’è la tragica vicenda esistenziale di Kurt CobainAlla base dell’ultimo film di Gus Van Sant, “Last Days”, presentato allo scorso Festival di Cannes, c’è la tragica vicenda esistenziale di Kurt Cobain, compianto leader dei Nirvana, storica band di musica “grunge”. La pellicola in questione è a tratti surreale, immersa com’è in un’atmosfera cupa, ben rappresentata dall’imponente foresta dell’ambientazione, perfetta location per il rifugio dal mondo di Blake (protagonista del film ed alter-ego di Cobain). Infatti l’opera di Van Sant non mette esplicitamente in scena la figura del leader dei Nirvana, bensì si ispira soltanto ai suoi tragici ultimi giorni, “Last Days”, per rappresentare i tratti di un musicista sempre più in preda dei suoi demoni interiori, alla disperata ricerca di un commiato definitivo dal mondo esterno. Le rare parole che gli permettono di esprimersi, anche se con macabri mugugni, ci danno il senso della morte di Kurt Cobain, il non-senso di una vita dissoluta e ai margini della società. In apertura si assiste ad un film “sui generis”, a tratti stanco e ripetitivo, fatto di silenzi e di parole quasi sussurrate , al limite del comprensibile: il protagonista, infatti, vaga per gran parte dei 90 minuti in preda della sua insanabile tossicodipendenza. Kurt Cobain drogato, ma nessuna traccia di Kurt Cobain uomo ed artista. Almeno fino alla conclusione della pellicola, più concentrata a delineare un tratto musicale e poetico del cantante, bisognoso di una qualsivoglia redenzione, che solo l’arte, solo la musica poteva concedergli. Da antologia, in questo senso, le sequenze molto lunghe, immortalanti le performance sonore di un Michael Pitt (Blake nel film), particolarmente ispirato ed intenso.

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