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5 dicembre 2005

Morta in scena nel suo teatro Ileana Ghione

Dopo la recita pomeridiana di Ecuba di venerdì Ileana Ghione, nel teatro che porta il suo nome a Roma, in via delle Fornaci, è stata improvvisamente cDopo la recita pomeridiana di Ecuba di venerdì Ileana Ghione, nel teatro che porta il suo nome a Roma, in via delle Fornaci, è stata improvvisamente colta da malore. Dopo i primi soccorsi, l’attrice si è ripresa e ha cominciato tranquillamente la recita serale. Ma l’aggravarsi delle sue condizioni ha reso necessaria la sospensione dello spettacolo. Trasportata d’urgenza all’ospedale San Filippo Neri per un’emorragia la Ghione, nata a Cuneo 74 anni fa, è spirata poche ore dopo vittima di un aneurisma cerebrale.
Il nome di Ileana Ghione, una delle interpreti più sensibili della generazione uscita, nei primi anni del dopoguerra, dalla severa scuola di Orazio Costa all’Accademia d’Arte Drammatica di Roma, resta legato più che al teatro, divenuto negli ultimi anni la sua unica ragione di vita, alla prosa e agli sceneggiati televisivi più importanti prodotti dalla Rai negli anni Sessanta, di cui la Ghione non solo fu protagonista, ma ai quali diede un notevole impulso creativo, scegliendo personalmente i copioni, interpellando i registi più adatti al nuovo mezzo di comunicazione affermatosi in quegli anni, spesso fornendo direttive precise sui personaggi della storia recente da far conoscere nella loro realtà quotidiana alla sterminata platea degli utenti. Fu soprattutto con Edmo Fenoglio, un regista troppo spesso sottovalutato, che Ileana, la cui bellezza quieta e raccolta sembrava uscita da un quadro dell’Ottocento, diede la piena misura del suo talento, venuto fuori soprattutto nell’interpretazione di Madame Curie e nell’Ereditiera. Dal 1982 aveva aperto a Roma un suo teatro, il ‘Ghione’, portandolo avanti tra mille difficoltà, con quella determinazione e dolcezza che le erano proprie anche in scena.
Ed è lì che è stata allestita la camera ardente aperta ieri pomeriggio dalle ore 16 per l’estremo saluto. La Ghione è stata poi sepolta a Prima Porta in forma strettamente privata, secondo le sue stesse volontà.
“Venerdi’ – ricorda Giuseppe Venetucci, che ha firmato per lei tante regie e anche questa Ecuba – aveva recitato la mattina per gli studenti e la sera era salita in scena contenta e piena d’ entusiasmo, ma d’improvviso ha cominciato a recitare a bassa voce, quindi ha detto al pubblico ‘Scusatemi, mi sento male’, e si è accasciata a terra. Non ha perso lucidità sino a dopo il ricovero in ospedale, sempre in costume di scena, prima al Santo Spirito e poi al San Filippo, dove ai medici la situazione e’ apparsa subito disperata. Non avrei mai pensato che questa sarebbe stata la nostra ultima occasione”.
Anche il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ha voluto ricordare l’attrice ed è così che scrive in una lettera inviata alla famiglia della stessa:
“La scomparsa di Ileana Ghione è una grave perdita per il teatro e la cultura italiana.
La sua morte sulla scena, davanti al pubblico che amava e che la amava, ha chiuso un’intera esistenza dedicata alla straordinaria passione che animava il suo talento poliedrico. La ricordiamo protagonista in ruoli di straordinaria forza espressiva, nella grande stagione degli sceneggiati televisivi ma anche nei capolavori della storia del teatro di tutti i tempi”, sottolinea Ciampi.
“Con paziente tenacia aveva dato nuova vita al teatro che porta il suo nome in ricordo di una famiglia di artisti. Un centro ricco di creativa vitalità per la cultura della Capitale, una delle nuove luci che si riaccendono nelle città italiane con la riapertura dei teatri. Ileana Ghione – scrive ancora il capo dello Stato – è un esempio per i nostri giovani e non solo per quelli che si dedicano alla professione di attore. Un esempio di come ciascuno possa sempre e comunque, a dispetto di ogni difficoltà e ostacolo, dare concretezza ai propri sogni e ai propri ideali a patto di saper lottare e soffrire per essi e per la loro affermazione”.
“Rendiamo omaggio – conclude Ciampi – a questa donna sensibile e rigorosa, figura di spicco e quello spirito italiano che continua a rendere unico e inimitabile il nostro patrimonio di cultura, di idee e di civiltà. Giunga alla sua famiglia l’espressione dei mio commosso e partecipe cordoglio”.
Ed il sindaco di Roma, Walter Veltroni, ricorda l’attrice scomparsa ieri e porge alla famiglia”le più sincere condoglianze dell’amministrazione comunale e di tutta la città”. Queste le sue parole:”Roma troverà il modo di ricordare degnamente questa donna sensibile che ha sempre saputo difendere e promuovere i profondi valori di cultura e di civiltà che il teatro è in grado di diffondere”.
La morte di Ileana Ghione, sottolinea il sindaco, “è una grave perdita per Roma. La sua morte, avvenuta proprio su quel palcoscenico a cui si era dedicata per tutta la vita, produce un vuoto incolmabile per l’intero panorama teatrale italiano. In tanti anni di grande e proficua attività, sia come attrice che come promotrice instancabile di cultura, aveva saputo conquistarsi con tenacia un ruolo di primo piano nella vita culturale del Paese. Il teatro che porta il suo nome era diventato da tempo un punto di riferimento importante, un luogo vitale che Ileana Ghione animava con passione instancabile e con grande talento”.
La ricordiamo come una donna espressiva, di infinita dolcezza e di grande volontà e tenacia; la ricordiamo quella volta che in un’intervista per la Rai alla domanda “Perché Teatro Ghigne?” pacata rispose: “Non fu un atto d’orgoglio o solo per ricordo di una grande famiglia di teatranti e cineasti ma soprattutto il mio volle essere un modo garbato e signorile di dire: siamo noi a darvi questo, senza i miliardi dei Teatri Stabili, senza la presunzione dei dissipatori del denaro pubblico. Se oggi una persona mi chiedesse dove può vedere il teatro vero, quello degli autori classici e moderni, dei registi che rispettano il testo, degli attori che interpretano i ruoli come sono stati scritti, gli risponderei: al teatro Ghione”.
Sì, da Ilenia Ghione, che aveva il sapore del passato che in lei riviveva con malinconia e mistero; lei che aveva saputo coprire con la sua oasi di velluti rossi, l’arroganza e i rumori che vengono dall’esterno.

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