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2 febbraio 2006

A History of violence

In tempi di legittima difesa dilagante, di ragazzini armati a puntino che trucidano decine di compagni di scuola (vedi Bowling for Columbine), di pr
In tempi di legittima difesa dilagante, di ragazzini armati a puntino che trucidano decine di compagni di scuola (vedi Bowling for Columbine), di presunte madri assassine dei propri figli, di figli boia dei loro più stretti parenti, la violenza è sempre al centro delle nostre vicende, anche se, a pensarci bene, la sua dirompente irruenza è spesso mediata dai più disparati mezzi di comunicazione di massa: televisione, giornali, internet e, non ultimo, cinema. Sembra di assistere, o meglio, di immedesimarsi nell’incessante spettacolarizzazione mediatica della violenza: ne siamo talmente circondati, da arrivare a chiederci, a volte, se esista davvero. A vedere “A History of Violence” di David Cronenberg, presentato all’ultimo festival del cinema di Cannes, ogni dubbio è superfluo, tanta è la violenza sanguinaria a trasparire da questa opera quasi impeccabile. Protagonista Tom Stall (Viggo Mortensen), un giovane proprietario di una tavola calda, marito felice e padre di due splendidi figli, più che gratificato da una vita serena e “normale” in un’isolata cittadina americana. Ed è proprio l’America con tutte le sue brucianti contraddizioni ad essere lo sfondo perfetto di una realtà sociale pronta ad implodere da un momento all’altro. Sono due balordi (protagonisti della scena iniziale del film, da antologia) a rompere l’armonia della vita quotidiana di Tom Stall e concittadini: entrati nella sua tavola calda, i due malviventi prendono in ostaggio una donna, minacciando di ucciderla. E’ così che l’istinto umano viene a galla con tutta la violenza da cui è pervaso: Tom Stall reagisce all’aggressione, riuscendo, con inaudita freddezza e precisione, ad uccidere i due rapinatori. Tom è un ragazzo timido, taciturno, a tratti insicuro: cosa si nasconde in lui? Dove ha trovato il coraggio di reagire a colpi di pistola? “A History of Violence” è, come dice il titolo, una storia di violenza, una delle tante, capace di farti mancare il respiro dinanzi ad un “quadro perfetto”, destinato a cadere e frantumarsi in mille pezzi: il quadro è la vita di Tom. David Cronenberg ha girato un film sull’istinto animale che può far parte della nostra personalità, pronto ad uscire repentinamente allo scoperto. Un film avvincente, disturbante, a tratti morboso (vedi la scena di sesso lungo le scale, a dire il vero un po’ forzata), con una messa in scena dedita alla resa di un’effimera perfezione. Metafora di un sogno trasformatosi in incubo, dove il presente non può ignorare il passato, come il passato non potrà non intaccare il futuro, “A History of Violence” è il simbolo tangibile della contraddittoria società americana: accanto a una disfatta, sembra suggerirci David Cronenberg, c’è sempre una chance per venirne fuori, nel bene o nel male.

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