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28 febbraio 2006

Lo studio e l’insegnamento

Gentili lettori,
in questo mio secondo incontro proviamo insieme a riflettere sul mondo dello studio. Ancora una volta mi esprimerò come se Vi
Gentili lettori,
in questo mio secondo incontro proviamo insieme a riflettere sul mondo dello studio. Ancora una volta mi esprimerò come se Vi avessi di fronte e Vi parlassi, quindi con estrema semplicità e spontaneità.
Ritengo che la professione di insegnante sia una delle più nobili e che debba essere affrontata con molta responsabilità e soprattutto coscienza. Per diventare docente non credo sia sufficiente (e giusto) che si conosca a fondo la materia che si professa, ma occorre saper insegnare bene, stare a contatto con i ragazzi, capire la loro psicologia ed essere sensibili e pazienti. Spesso alcune di queste qualità appartengono ai maestri di scuola elementare e si vanno perdendo via via che si sale nella gerarchia degli insegnanti. Pensiamo un attimo ai numerosi esami che uno studente affronta nella sua vita. C’è sempre obiettività da parte di chi giudica? Non è umano pensare che a volte anche chi siede dietro ad una cattedra possa sbagliare e che le difficoltà che si incontrano siano dovute in parte anche a come sono stati esposti certi argomenti e a quanta disponibilità si è ricevuta? La colpa sta tutta e sempre dalla parte dello studente? Gli studenti universitari vengono accusati spesso di “provare” a superare un esame, come fosse un terno al lotto, ma se lo si ripete poi per tante volte, non potrebbe esistere qualche deficienza nel modo in cui la materia è stata spiegata? Ricordo un docente del biennio di ingegneria (la mia facoltà) che soleva ripetere spesso ai suoi alunni che la capacità di un bravo insegnante non si vede dal numero di studenti bocciati ma da quello dei promossi. Nella mia facoltà non da molto tempo si è introdotto l’uso di schede distribuite agli studenti per esprimere un giudizio sul corpo docente. Ma le domande alle quali si deve rispondere non le scelgono certamente gli studenti, e gli spazi bianchi lasciati alle opinioni personali sono molto ristretti. Corre voce che si abbia paura nell’esprimere giudizi negativi, perché si teme un eventuale reazione del professore in sede d’esame. Si deve aver coraggio nell’esprimere i propri pensieri se si vuole che le cose in futuro cambino; siamo meno egoisti, pensiamo a chi siederà in futuro su quegli stessi banchi e instauriamo un maggior dialogo con i professori per esporre i nostri problemi. E’ sulla formazione dei docenti che si gioca la trasmissione dei contenuti. In questa formazione ha una priorità il recupero della funzione educatrice da realizzarsi con modalità adeguate (i corsi che attualmente si fanno non raggiungono gli obiettivi formativi); l’insegnante deve essere un educatore capace di attivare tutte le possibilità dei ragazzi e deve imparare a “mettersi accanto” agli allievi per farli crescere, valorizzando il confronto e il dialogo con tutti gli altri interlocutori. E’ urgente recuperare l’identità dell’insegnante-educatore e della comunità educativa, tenendo presente che ad essere educatori si impara, e tale apprendimento è anche legato ad una competenza che va sempre aggiornata. C’è bisogno di maestri nei licei, nelle università, negli istituti tecnici…se l’insegnante non è un maestro, un educatore, non deve fare l’insegnante. La scuola (uso questo termine in senso del tutto generale) non può ridursi ad un luogo di accumulo della conoscenza, ma deve offrire “significati”, deve aiutare a cercare il senso profondo delle cose, ad andare “oltre” ciò che si vede immediatamente, a scavare “dentro” il passato i nodi fondamentali della nostra cultura.
Per concludere, propongo alcuni rimedi di carattere del tutto generale per migliorare il mondo dello studio. Occorre preservare il diritto di accedere su un piede di uguaglianza agli strumenti che permettono sia di apprendere, sia di rendere partecipi gli altri di ciò che si conosce e si crede. Ma per questo bisognerebbe che la rivoluzione dell’istruzione fosse guidata da certi obiettivi: – liberare l’accesso alle cose, sopprimendo il controllo che oggi persone ed istituzioni esercitano sui loro valori didattici; – liberare la trasmissione delle capacità, riconoscendo a chi ne faccia richiesta, la libertà di insegnarle o esercitarle; – liberare le risorse critiche e creative della gente, restituendo ai singoli la possibilità di indire e tenere riunioni, possibilità che oggi è sempre più monopolizzata da istituzioni che pretendono di parlare in nome di tutti; – liberare l’individuo dall’obbligo di adattare le proprie aspettative ai servizi offerti da una professione costituita, fornendogli la possibilità di attingere dall’esperienza dei suoi eguali e di affidarsi all’insegnante, alla guida, al consulente o al guaritore da lui stesso scelto.
Vi saluto cordialmente come sempre e Vi aspetto in tanti al mio prossimo incontro con Voi. Buon tutto e soprattutto….buono studio….almeno….finchè potete, eh eh.

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