• Google+
  • Commenta
20 febbraio 2006

Musa pensosa. L’immagine dell’intellettuale nell’antichità

Dal 19 febbraio al 20 agosto al Colosseo una mostra ricca di fascino, che ci porta lontano nella storia, tra artisti e intellettuali, in un viaggio atDal 19 febbraio al 20 agosto al Colosseo una mostra ricca di fascino, che ci porta lontano nella storia, tra artisti e intellettuali, in un viaggio attraverso la cultura dei tempi assolutamente imperdibile: “Musa pensosa. L’immagine dell’intellettuale nell’antichità”. Una rappresentazione plastica della figura dell’uomo di pensiero attraverso vasi, affreschi, ritratti, mosaici, rilievi, statue e sarcofagi marmorei. Con una chiave di lettura fascinosa e misteriosa, dalle valenze simboliche sfumate, attraente e ammaliante: la musa. Ispirazione, sogno, fonte di ingegno che i poeti, gli oratori, i filosofi greci e latini invocavano a tutela e nutrimento del proprio ingegno. Dall’antichissima Camena di Omero, ripresa da Andronico, a Virgilio, Tacito, Giovenale, le muse attraversano la storia letteraria come simbolo immaginifico, avvolto di un’aura sacrale. E sacre, del resto, sono le origini che le vogliono identificate con le figlie di Zeus che si possono ammirare, esposte in opere regali che le raffigurano, lungo l’ambulacro interno dell’Anfiteatro Flavio. Ecco sfilare: Polimnia, musa del canto, Calliope, musa della poesia epica, Euterpe, musa della lirica monodica, Erato, musa della lirica corale, Tersicore, musa della danza, Melpomene, musa della tragedia, Talia, musa della commedia, Clio, musa della storia, Urania, musa dell’astronomia. Doveroso nominarle tutte a tributo di una cultura che ha attraversato i secoli, sottilmente ergendosi a fonte letteraria di riferimento, da cui attingere figure e sensi, significati e insegnamenti ancora oggi attuali, fonte inesauribile di bellezza e perfezione con cui tornare a fare i conti in ogni presente. E la musa è sorgente figurata ed etimologica di tanto ricca e complessa cultura: non secondaria è la sua identificazione come sorgente di acqua, stilla di vita e fluire inarrestabile che scorre e vivifica le arti e assimilata allora alla figura impalpabile, capricciosa, volubile e splendida delle Ninfe. Nella cultura di ieri, nella cultura di oggi. La musa è bellezza come tensione individuale a identificazione di un mondo collettivo cui guardare con forte senso di appartenenza, come parte della propria individualità. E la musa è dolce, bellissima, impalpabile, eterea ma non astratta. Siede a tutela dei luoghi del sapere e diviene mezzo, tramite di diffusione culturale. La mostra è organizzata dalla Soprintendenza archeologica di Roma, a cura di Angelo Bottini, e si ripropone di fondere il rigore scientifico dell’argomento con un linguaggio moderno, che renda accessibile a tutti la fruibilità di tematiche che resterebbero, altrimenti, riservate a pochi.
Con l’occasione della mostra, sarà presentata al pubblico una recente scoperta rinvenuta durante gli scavi, tuttora in corso, al Foro della Pace di Roma. Si tratta di una splendida e rarissima statuetta in avorio raffigurante un imperatore in veste di filosofo, che potrebbe essere individuato in Settinio Severo. Tra le muse, un entusiastico tributo alla statua di Polimnia, rinvenuta presso la Centrale Montemartini, esempio e sintesi della straordinaria fortuna iconografica delle Muse forgiate in epoca ellenistica. Per chiudere, qualche verso, dovuto decoro, scelto tra quelli di un poeta considerato “minore” : Giovenale.

Un poeta vero, di vena non volgare,

che non componga niente di banale

e abbia orrore di battere

in conio frusto versi risaputi,

questo poeta, che non so indicarti

ma unicamente immaginare,

lo può creare solo un cuore privo d’ansia,

non prigioniero delle avversità,

che sappia amare i boschi

e abbeverarsi alla sorgente delle Muse.

Per informazioni e prenotazioni: tel. 06.39967700

Google+
© Riproduzione Riservata