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30 marzo 2006

Devolution e sanità: le reazioni del mondo scientifico

La regione Veneto, baluardo della Padania, ha di fatto annullato l’obbligo vaccinale sulla falsariga della devolution. Adesso questa procedura &egra
La regione Veneto, baluardo della Padania, ha di fatto annullato l’obbligo vaccinale sulla falsariga della devolution. Adesso questa procedura è divenuta facoltativa ed è in corso d’opera l’elaborazione di una legge locale in netto contrasto con quella statale.
Immediata la reazione del mondo scientifico, tanto è vero che si ipotizza già un referendum popolare che porti alla abrogazione del neo approvato decreto di legge.
“La scelta del Veneto è conforme con quanto accade in altri paesi, per esempio gli Stati Uniti. Ritengo che un tema di questo genere, come del resto tutte le scelte sanitarie, debba essere appannaggio del cittadino” afferma Vittorio Caimi, presidente Centro Studi e Ricerche in medicina generale (CSeRMEG). “Di certo si tratta di una grande sfida su un tema di salute pubblica che richiede sforzi notevoli da parte dell’intero sistema, a livello di comunicazione e di verifica della copertura vaccinale, per garantire alla collettività che si sta procedendo nella giusta direzione. Secondo i pediatri, infatti, non ci sono rischi in presenza dell’85/90 per cento di copertura vaccinale per una determinata malattia. L’obiettivo è raggiungere questa soglia, grazie al coinvolgimento della popolazione attraverso l’informazione. Di certo ogni regione dovrebbe procedere in un settore delicato per la salute pubblica come quello della politica vaccinale in modo efficace e controllato. Altrimenti si potrebbe correre il rischio di perdere una copertura che finora, sia pure attraverso l’obbligatorietà, è stata assicurata”.
L’applicazione della devolution in campo sanitario trova immediate conseguenze sull’ECM, la formazione continua in medicina. Alcune regioni, come la Lombardia, grazie al decentramento hanno posto l’accento sulla ricerca e la formazione “in situ”. “Crediamo moltissimo in questo modo di fare formazione”, spiega Caimi. . “La ricerca è una delle modalità che più si presta a risolvere la questione della valutazione degli esiti di un processo formativo che con altre modalità si riesce ad ottenere in modo molto meno efficace. Significa, infatti, toccare con mano i problemi e cercare di porli a soluzione, diversamente da quanto può fare la formazione teorica sui libri o quella per via telematica, caratterizzate da valenze molto meno potenti rispetto a quanto può dare l’imparare lavorando e avendo la misura del risultato che si ottiene nella propria attività. Poiché l’ECM è un tema estremamente controverso per quanto riguarda le modalità di attuazione, ben vengano esperienze decentrate in cui si sperimentano forme innovative”.
Però è proprio tale fronte ad essere ”caldo”: se la competenza medica è trasversale perché il licet della formazione continua deve dipendere dalle entità regionali? Interessante l’opinione di Claudio Cricelli, presidente della Società Italiana di Medicina Generale (SIMG): “E’ ridicolo pensare che una regione possa o debba con le proprie commissioni esprimersi su tematiche scientifiche e professionali: al massimo organizzi corsi per i propri operatori amministrativi. Le sue competenze non devono estendersi ai corsi che si svolgono in ambito regionale senza territorialità finale; altrimenti andremmo incontro a paradossi.
Infine una netta opposizione giunge dallo Snamid, che vede profilarsi all’orizzonte lo spettro di medici di serie B, con una “ulteriore perdita di capacità professionale”, minor tempo da dedicare ai pazienti, frazionamento delle risorse, delle regole e delle forze”. Marco Cambielli, segretario nazionale dello Snamid ritiene che: “Sarà difficile orientare scientificamente, in maniera indipendente ed omogenea i medici di base: un compito fondamentale di un società scientifica a livello nazionale. (…) Le distanze in sanità tra regione e regione, già presenti a causa dei differenti indirizzi di sviluppo, storici e recenti, si amplieranno. Questo è scientificamente adeguato? E’ etico, oltre che utile?”.

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