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31 marzo 2006

Il sogno di un uomo

Solo una passione incommensurabile può aiutare l’uomo a superare i mille ostacoli che la vita gli riserba nel corso degli anni. Solo il coraggiSolo una passione incommensurabile può aiutare l’uomo a superare i mille ostacoli che la vita gli riserba nel corso degli anni. Solo il coraggio di cambiare, di rinnovarsi dal profondo, sfidando le paure che più ci rendono inermi, può spingere l’uomo verso “lidi” finora inesplorati, prima di giungervi con grande stupore ed orgoglio. Solo la vita può darci la possibilità di giocare a sorte, consapevoli del rischio, con gli inestricabili misteri della natura. Angelo D’Arrigo, morto a 44 anni domenica 26 marzo lassù nel cielo, che in tante occasioni gli aveva permesso di realizzare i suoi pazzi “sogni volanti”, proprio lui ha osato sfidare questi misteri, il mistero del volo, della forza di gravità e del desiderio connaturato all’uomo di veleggiare nello spazio immenso dell’orizzonte. Non ci ha lasciato per una delle sue traversate in solitario intorno al mondo, ma per un imprevedibile incidente che lo ha visto precipitare inesorabilmente al suolo, a bordo di un ultraleggero “Sky Arrow” pilotato da un esperto amico di volo. Da sempre la terra ha rappresentato il contro altare delle sue imprese, il punto di non ritorno oltre il quale non ci sarebbe stata più nessuna possibilità di volare alto nel cielo ad osservare i suoi amati rapaci, fonte inesauribile di apprendimento. “Gli uccelli”, raccontava spesso, “mi hanno insegnato cosa significa veleggiare. E io ho imparato”. “Le funambulle de l’extreme“, il funambolo dell’estremo, come lo chiamavano a Parigi dove si era laureato all’Università dello Sport, l’uomo-condor che aveva avviato l’importante progetto “Metamorphosis” volto allo studio delle tecniche di volo dei più grandi rapaci dei cinque continenti (dalle aquile delle Alpi a quelle dell’Himalaya, dagli avvoltoi dell’America Latina a quelli australiani), l’uomo alla ricerca di sé stesso ci ha lasciati un po’ più soli a piangerlo senza un perché. Quello che resta è un sottile filo d’”invidia” per la sua grande forza d’animo che lo ha spinto ad “essere sempre protagonista di ciò che ognuno di noi sa vivere”, all’inseguimento di un sogno tanto effimero quanto reale: volare. “Spingendo quotidianamente i nostri limiti riusciamo, a piccoli passi, a superare le paure che ci vietano il possesso della nostra esistenza”. Grazie Angelo!

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