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31 marzo 2006

Pio II rivive nelle “sue” città

In occasione del seicentesimo anniversario della nascita di Pio II, le città di Siena e Pienza renderanno omaggio al loro insigne concittadino attra
In occasione del seicentesimo anniversario della nascita di Pio II, le città di Siena e Pienza renderanno omaggio al loro insigne concittadino attraverso due importanti mostre: “La rifondazione umanistica dell’architettura e del paesaggio” dal 28 maggio a Palazzo Piccolomini di Siena e “La rinascita della scultura” dal 23 giugno negli spazi di Palazzo Squarcialupi e di Santa Maria della Scala a Siena.
Enea Silvio Piccolomini, il futuro Pontefice, nacque nel 1405 a Corsignano, un piccolo borgo della città di Siena; rampollo di una nobile famiglia Senese ormai decaduta dai tempi di suo nonno, Enea compì gli studi nella città natale, viaggiò molto e continuò la sua formazione venendo a contatto con numerosi artisti e pensatori italiani ed europei. Vivace ed ambizioso, a circa quarant’anni, dopo una giovinezza passata sotto l’ala protettiva del Cardinale Capranica, iniziò la scalata alla gerarchia ecclesiastica: ritrattò le sue opere giovanili e divenne sacerdote; poi Vescovo di Trieste e, successivamente, di Siena mantenendo sempre vivi i rapporti con l’Europa nell’intento di avversare l’avanzata degli Ottomani; dal conclave del 1458 uscì papa assumendo il nome di Pio II. Durante i sei anni di pontificato (1458 – 1464) si dimostrò un grande umanista e fautore del pensiero rinascimentale, diede nuova linfa alla cultura del tempo realizzando una grandiosa opera architettonica che non ha eguali: Pienza, la città perfetta che porta il suo nome. Il Pontefice pretese infatti che importanti artisti e famosi architetti lavorassero ad un progetto ispirato ai canoni artistici e filosofici di un’epoca che era in procinto di sbocciare: il Rinascimento italiano. Ed in soli tre anni, dal 1459 al 1462, il piccolo borgo di Corsignano venne radicalmente trasformato in un grande centro urbano in ideale antitesi con Siena, la città che, con la sua famiglia, l’aveva ingiustamente emarginato dopo la rivolta che aveva portato al rovesciamento del Governo aristocratico “dei Nove”, intorno alla metà del XIV secolo.

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