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16 marzo 2006

Ragione o sentimento?

Ma quale distinzione? Parte emotiva, parte razionale, essenza impalpabile, chiamata di prassi anima, indipendente dal corpo. Dalla biologia, dalla

Ma quale distinzione? Parte emotiva, parte razionale, essenza impalpabile, chiamata di prassi anima, indipendente dal corpo. Dalla biologia, dalla materia. Quella sottile e volubile parte aleatoria e senza sede in corpo, che dovrebbe sopravvivere alla forma, viene continuamente pungolata da scoperte vecchie e nuove. Quando la testa dà fastidio al cuore. Ci piace immaginarci presi nella morsa di una dualità, giustificare irrazionali tensioni con la risposta istinto e sentimento. Potrebbe non essere così scontato, potrebbe essere che il cuore sia regolato da leggi bilogiche, da effetti chimici che lo svuotano di fascino: ma, del resto, cambierebbe la causa, non certo la sostanza. Possibile che tutto sia ridotto a un’insieme di stimoli determinati da aggregazioni di molecole chimiche? Stando a quanto racconta GEO, numero di aprile, non ci sono dubbi. Le carezze suscitano un effetto insieme calmante e lievemente euforizzante perché aumentano la presenza degli oppiodi naturali prodotti dal cervello. La vita di relazione che viene privilegiata nella nostra vita sociale è dovuta all’ossitocina che agisce anche attenuando le paure e le ansie di separazione. E se pensiamo ai complessi meccanismi che regolano i rapporti interpersonali, spesso insondabilmente promossi da misteriose affinità elettive, dobbiamo forse rassegnarci al fatto che è proprio l’ossitocina a esserne protagonista. Una semplice, banale molecola che si lega con altri ormoni (come oppioidi endogeni e vasopressina) a comporre una sorta di grammatica universale di socievolezza e legami. In tutti i mammiferi e non solo nell’uomo, affatto depositario delle maggiori complessità relazionali, in virtù del possesso di un’anima. Inoltre, scopriamo che l’amore non travolge non vince non sommerge, comunque e in forza del suo solo sussistere. Non trova ragioni e giustificazioni in sé in quanto tale. Oltre il corpo oltre la mente. Visione romantica che ci infastidisce lasciar andare. Eppure, sembra che il sentimento per eccellenza sia strettamente legato, e addirittura dipendente, dalla paura. Istinto basilare e fondamentale nella specie umana che aumenta frequenza cardiaca e quantità di ossigeno inspirata, richiede maggiore energia e predispone alle due tipiche reazioni della fuga e della lotta. Da ciò, si deduce che si può amare solo se la paura è addomesticata, sotto il controllo di una risposta razionale. Ancora tutta colpa di una molecola: se l’amigdala, in grado di modulare e regolare paura, tensione, aggressività è ben funzionante, ci si può rilassare e abbandonare. Solo se, si può amare veramente e completamente. E, infondo, non ci cambia niente. Cambia solo il nome da dare alle cose. La sostanza rimane invariata, qualunque ne sia la causa generante, l’origine genitrice. E non si è più aridi a pensarla così. È la rivincita del corpo, del suo essere materia. Carne e ossa. “Dove voi vedete le cose ideali, io vedo cose umane, ahi troppo umane”, già a suo tempo ammoniva Nietzsche.

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