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22 marzo 2006

Ricerca sotto esame

Tante volte si parla di ricerca universitaria senza mai soffermarsi sugli effettivi risultati che essa consegue dove ancora ha “reddito di cittadina
Tante volte si parla di ricerca universitaria senza mai soffermarsi sugli effettivi risultati che essa consegue dove ancora ha “reddito di cittadinanza”. Ci ha pensato il Civr (Comitato di indirizzo per la valutazione della ricerca, www.civr.it), che ha valutato ben 17.329 prodotti di ricerca proposti da 102 strutture: 77 atenei, 12 enti pubblici di ricerca, 13 istituzioni private, per i quali lavorano 64.028 ricercatori. Così ogni struttura (ateneo o centro di ricerca) ha selezionato un numero di contributi prodotti durante il periodo 2001-2003, valutati, ognuno all’interno della propria area di competenza (ad esempio, “scienze economiche e statistiche”), secondo la scala “eccellente”, “buono”, “accettabile” o “limitato”: il 30% dei prodotti valutati è stato giudicato “eccellente”, il 46% “buono”, il 19% “accettabile” e solo il 5% “limitato”. Ottimi risultati hanno ottenuto, ad esempio, la Scuola superiore S.Anna di Pisa nelle Scienze giuridiche, la Libera università S.Raffaele di Milano in Scienze biologiche, le università di Chieti e Pescara nelle Scienze mediche e l’università di Urbino nelle Scienze chimiche. Il rapporto del Civr è stato condotto con il metodo internazionale del “peer review” (giudizio tra pari, dove esaminatori ed esaminati vantano simili esperienze professionali), in considerazione della qualità, dell’originalità e della rilevanza internazionale dei prodotti presentati (libri, articoli, brevetti, progetti, mostre, opere d’arte). Gli oltre 17.000 prodotti di ricerca sono stati valutati da 151 esperti affiancati da altri 6.661 esterni, provenienti da università italiane ed estere, da enti di ricerca e da imprese multinazionali. A detta del ministro Letizia Moratti la valutazione del Civr dovrebbe fornire la base per assegnare una parte rilevante delle risorse pubbliche (il 30% del Fondo di funzionamento ordinario del Miur, Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca). Intanto, mentre l’Italia spende circa l’1% del Pil per la ricerca e la media dei paesi europei è intorno al 2%, mentre per ogni mille lavoratori l’Italia conta 2,7 ricercatori e la media dei paesi europei è di 5,1, la Conferenza dei rettori ha proposto la creazione di un’Authority indipendente per la valutazione della ricerca e delle attività formative, parallelamente ad un’Agenzia italiana per la ricerca scientifica (Airs) atta a gestire tutte le risorse pubbliche disponibili per la ricerca, in collaborazione anche con un’eventuale Agenzia europea per la ricerca.

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