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10 aprile 2006

Eutanasia

Si è tornati a parlare di “Dolce Morte” – purtroppo nei toni violenti di C. Giovanardi, Ministro per i Rapporti con il Parlamento nel governo BSi è tornati a parlare di “Dolce Morte” – purtroppo nei toni violenti di C. Giovanardi, Ministro per i Rapporti con il Parlamento nel governo Berlusconi, che ha tacciato di “nazismo” l’Olanda, la quale vorrebbe legalizzare l’Eutanasia infantile.
Da noi – come nel resto d’Europa, tranne in Olanda, Belgio, Svizzera – l’Eutanasia è vietata. Il nostro codice penale punisce l’omicidio di consenziente con 6/15 anni di reclusione. L’accusa deve dimostrare che il medico ha causato o concausato il decesso: qualsiasi atto risponda a tali caratteristiche è Eutanasia. Sui comportamenti astensivi, ossia quando il medico non somministra cure ormai inutili, valuta il giudice caso per caso. Pur vietata, la “Dolce Morte” di fatto si pratica anche in Italia.
Secondo uno studio della Cattolica di Milano, sui 20 centri cittadini di terapia intensiva il 4% dei rianimatori ha praticato l’Eutanasia attiva, l’80% quella passiva. Infatti, nei casi di tumore incurabile e sofferenza acuta dei piccoli pazienti, è molto raro che i medici siano in disaccordo con le famiglie: si condivide il rifiuto dell’accanimento terapeutico. Con l’obiettivo di ridurre la sofferenza, si decide se e come prolungare l’esistenza. Ma astenersi dal trattamento non significa Abbandono Terapeutico: si fa tutto contro il dolore.
L’ EUTANASIA ATTIVA è un atto compiuto con la deliberata intenzione di provocare la morte mediante cure mediche. EUTANASIA PASSIVA significa invece astenersi da interventi che hanno come unico effetto il peggioramento della qualità della vita, ed effettuarne altri, minimali, per migliorarla. Il che si traduce nel non prolungare l’agonia. Per esempio: se il bambino ha valori molto bassi di emoglobina, lo specialista dovrebbe trasfonderlo. Ma nella fase terminale si potrebbe anche scegliere di non farlo più, in quanto inutile, e aumentare la sedazione, eventualmente fino a indurre il coma ed eliminare o alleviare la sofferenza. Comunque è l’intera équipe a decidere.
La relazione tra medici e genitori non è sempre facile. Occorre far capire che, a un certo punto, la cosa migliore è accompagnare verso la morte. Se la famiglia vuole andare avanti, il medico deve andare avanti. Tuttavia quando è chiaro che il figlio soffre senza risultato, quasi tutti i genitori rivedono la loro posizione. Si impara molto dai colloqui successivi alla morte del bambino: la coppia sostiene che il peggio è stato vederlo patire, quegli occhi sgranati…
Anche perché pochi dicono “sto morendo”, però tutti lo sanno.
Secondo una ricerca del 2005 della Sapienza di Roma, il 78.6% degli italiani è favorevole all’Eutanasia. Un’indagine Eurispes, presentata nel rapporto ITALIA 2003, mostra che quasi il 60% degli italiani la approva, i contrari si attestano al 27%.

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