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10 aprile 2006

Guardatevi dall’insonnia

Il luogo comune vede l’insonne come una persona stanca e poco lucida, che cerca di compensare le ore di veglia notturne ingurgitando caffè ne
Il luogo comune vede l’insonne come una persona stanca e poco lucida, che cerca di compensare le ore di veglia notturne ingurgitando caffè nella speranza di mantenersi comunque lucidi e produttivi. In realtà dietro questo malessere si celano problemi assai più gravi. E’ sulla base di questa riflessione che è nato il Progetto Morfeo, giunto quest’anno alla sua sesta edizione, che studia la relazione intercorrente tra la mancanza di sonno e determinate malattie.
Innanzitutto si è cercato di capire se l’insonnia costituisca una causa od una conseguenza di patologie mediche ad essa associate. Importante è verificare il corretto funzionamento del sistema ormonale. Il ciclo circadiano, infatti, regolato dall’alternanza di luce e buio, se stabile è associato ad un sonno equilibrato. Il corretto funzionamento di questa ciclicità è strettamente legato alla presenza ematica di determinati ormoni. Non è un caso, ad esempio, se tra gli insonni, sia elevato il numero di diabetici, o che il sistema immunitario riduca la funzionalità delle cellule T (le cellule killer). Nemmeno l’attività cardiovascolare è immune dall’insonnia, infatti essa viene modulata dal sonno in condizioni fisiologiche, perché nelle ore di riposo la pressione sanguigna si abbassa al pari del battito cardiaco e dell’attività neuronale. Quando il sonno è alterato da microrisvegli, da apnea, ecc., si verificano dei picchi di pressione, che stressano il sistema cardiocircolatorio, arrivando in certi casi ad esiti fatali.
Il Progetto Morfeo prevede la collaborazione con il compartimento psichiatrico, in quanto molti disturbi psichici sono associati all’insonnia: depressione, attacchi di panico, ansia generalizzata ed ansia post-traumatica da stress. Secondo un’intervista che ha coinvolto 1350 specialisti è risultato come l’insonne spesso trascuri il disturbo o ricorra addirittura all’automedicazione, atteggiamento plausibile solo per episodi sporadici, ma non in un’ottica psichiatrica.

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