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17 aprile 2006

Il dottorato di ricerca

Una possibilità nel panorama del post laurea è costituita dal Dottorato di Ricerca; titolo rilasciato dalle Università che costitUna possibilità nel panorama del post laurea è costituita dal Dottorato di Ricerca; titolo rilasciato dalle Università che costituisce a tutti gli effetti il percorso privilegiato, almeno così dovrebbe essere, per chi vuole operare nell’ambito della ricerca universitaria, necessaria prerogativa per la carriera accademica, ma non solo. Per accedere al corso di dottorato è indispensabile il possesso della laurea specialistica e il superamento di un test di ammissione. È bene, quindi, tenere d’occhio i bandi emanati dall’Università che, oltre che sul sito internet e nella bacheca, devono essere pubblicati anche sulla Gazzetta Ufficiale – Serie Concorsi ed Esami. Sarà così possibile reperire tutte le informazioni necessarie, quindi: numero di posti disponibili, numero ed entità delle borse di studio, scadenze e modalità di svolgimento del percorso. Canali formali a parte, è bene non perdere i contatti col relatore che vi ha seguito durante la tesi: può rivelarsi una fonte di notizie e consigli da non sottovalutare. Il corso ha una durata di tre anni, alla fine dei quali si viene in possesso delle necessarie competenze per attività di ricerca presso università, enti pubblici e, purtroppo meno frequentemente, presso soggetti privati. Le prove d’ammissione solitamente consistono in una prova scritta e una prova orale che deve attestare anche la conoscenza di una lingua straniera. Recentemente però, sono stati banditi concorsi che prevedono soltanto la prova orale o esclusivamente la valutazione di titoli e della lettera di presentazione. L’articolazione del Dottorato, poiché dipende dai regolamenti accademici, può essere assai diversa tra ateneo e ateneo; generalmente comunque il primo anno è dedicato allo studio e all’approfondimento di tematiche attinenti al proprio tema di ricerca mediante la partecipazione a corsi universitari riservati in modo specifico ai dottorandi oppure aperti a tutti gli studenti. Sono spesso previsti dei seminari a cui i dottorandi sono tenuti a partecipare in veste di ascoltatori o relatori. Durante gli anni successivi al primo l’attività prevalente è invece quella della ricerca, che negli ultimi mesi di corso deve concretizzarsi in una tesi di dottorato.
Il dottorando non è considerato un lavoratore dipendente, pertanto non è soggetto ad alcun orario e non ha diritto a periodi di ferie né di malattia; il corso di dottorato è infatti considerato, a tutti gli effetti, un corso di studi, pertanto dà diritto ai medesimi servizi che spettano agli studenti dei corsi di laurea. Alla fine di ogni anno i dottorandi devono presentare una relazione particolareggiata, scritta e/o orale, circa l’attività svolta, sulla base della quale il collegio dei docenti, valuta l’esclusione dal corso o il passaggio all’anno successivo. La frequenza è obbligatoria nei termini stabiliti dall’Ateneo.
Il titolo di Dottore di Ricerca certifica l’acquisizione di metodologie, conoscenze adeguate ad effettuare attività di ricerca. Malgrado questo titolo sia ampiamente tenuto in considerazione all’interno di aziende ed enti di ricerca stranieri, in Italia la situazione è sensibilmente diversa. I corsi infatti risultano poco adeguati all’obiettivo da perseguire e spesso il bagaglio acquisito risulta poco spendibile al di fuori della realtà accademica, realtà nella quale peraltro ci si scontra con un sistema poco incline alle novità e all’apertura. Per questo motivo il dottorato che pur prevede un’attività impegnativa, che meriterebbe ben altro esito e riscontro, spesso diventa la premessa ad una condizione di precariato: difficile l’accesso in ambito accademico; scarsi gli investimenti nella ricerca e nello sviluppo, salvo rare eccezioni, per quanto riguarda il settore privato.
Il panorama è poco edificante soprattutto se lo si mette in relazione con ciò che accade all’estero, dove i ricercatori italiani sono solitamente accolti a braccia aperte. Forse sarebbe necessaria qualche modifica, quantomeno per dare il giusto rilievo, anche economico, ad un percorso di alto livello ma, a quanto pare, di basso gradimento.

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