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3 aprile 2006

Udine: i premi “Limina-Carnica” per i migliori libri di cinema

Anche Gianni Amelio, regista Leone d’oro a Venezia con “Così ridevano”, autore di memorabili film come “Il Ladro di Bambini”, “Lamerica”, “

Anche Gianni Amelio, regista Leone d’oro a Venezia con “Così ridevano”, autore di memorabili film come “Il Ladro di Bambini”, “Lamerica”, “Le chiavi di casa” ecc., tra i vincitori dei premi “Limina-Carnica”, che sono stati consegnati giovedì 30 nell’ultima giornata del XIII Convegno Internazionale di Studi sul Cinema, in corso all’interno dell’ateneo friulano, Sala Convegni del Palazzo Antonini, via Antonini.

Il grande regista è impegnatissimo in questi giorni nel montaggio e nelle ultime fasi del suo nuovissimo film (con interprete Sergio Castellito) che sarà in concorso al prossimo Festival di Venezia, ha tenuto a far giungere alla platea le seguenti parole: “ringrazio la giuria per il premo concessomi, soprattutto perché è un libro cui tengo tantissimo, e che non considero un’opera minore rispetto ai film. Mi spiace molto di non essere lì con voi a condividere la gioia del premio, ma la mia soddisfazione è grande, più di quanto possa esprimere”.

Il premio è una iniziativa insolita: si tratta del IV “Premio Limina-Carnica”, sostenuto da Carnica Assicurazioni (sarà presente il dott. Valerio Di Monte) e dal Movimento del Turismo del Vino (sarà presente il dott. Massimo del Mestre) per il miglior libro italiano di cinema pubblicato nel biennio scorso-sezione libri scritti da professionisti. Amelio se l’è aggiudicato per il suo “Il vizio del cinema” (Milano, Einaudi 2004), un testo che raccoglie le sue personali recensioni, pubblicate sul settimanale Film Tv. A proposito del “vizio” così si esprime Amelio: “Ho smesso da tempo di fumare, bevo con moderazione e in quanto ai peccati capitali non li pratico proprio tutti e sette. Se andrò all’inferno, come è probabile, sarà per aver abusato del cinema, fin da ragazzino. Non credo che ci sarà qualcuno a sostenere che è stato il cinema ad abusare di me: ero minorenne ma sveglio”. Con quello di Amelio, sono stati premiati altri libri ed altrettanti autori per le sezioni “miglior traduzione”, “miglior libro di teoria o di ricerca storiografica” e “miglior libro internazionale”.

Ma ecco l’elenco completo dei vincitori:

SEZIONE: Migliore *traduzione* di libri di cinema, uscita in Italia nel 2004 o 2005:
R. Bellour, L’analisi del film, Kaplan, Torino, 2005;
Traduttrice: Carla Capetta
MOTIVAZIONE: L’editrice Kaplan e la meticolosa opera di traduzione di Carla Capetta hanno infine reso accessibile al lettore italiano una raccolta di saggi capitale nella storia della teoria del cinema, arricchita di nuovi contributi, capaci di fornire una lettura ravvicinata di una stagione fondamentale della riflessione. Questa proposta editoriale consente una continuità nella trasmissione dei saperi e costituisce un contributo fondamentale per la formazione di nuove generazioni di studiosi.

SEZIONE: Miglior libro *scritto da un professionista*, regista, operatore, montatore ecc.(raccolta di
recensioni, testimonianze, autobiografie o biografie, ecc.), fra quelli usciti nel 2004 o 2005:
Gianni Amelio, Il vizio del cinema, Milano Einaudi 2004;
MOTIVAZIONE: Il vizio del cinema costituisce un raro esempio di amore per i film, dichiarazione di dignità e fiducia nella propria professione, e memoria concreta del cinema.
Per questi motivi, Il vizio del cinema rappresenta un prezioso promemoria per lo studioso e il cinefilo, e un viatico imprescindibile per chi intende avvicinarsi al cinema.

SEZIONE Miglior libro di *teoria o di ricerca storiografica*, tra quelli pubblicati nel 2005.
1.) F. Casetti, L’occhio del Novecento. Cinema esperienza modernità, Milano, Bompiani;
MOTIVAZIONE: L’Occhio nel Novecento è molte cose: un percorso storiografico innovativo, una magistrale sensibilità analitica dei testi e dei processi socio-culturali, una scrittura che trasforma la ricognizione storica in affresco coinvolgente. La lettura dei grandi sistemi teorici eleborati nelo corso degli anni Venti è messa a confronto con contributi occasionali, negletti e illuminati, attraverso la lente delle acquisizioni più recenti della teoria del cinema. L’Occhio nel Novecento è un quadro definitivo per le acquisizioni proposte, e germinate per i percorsi a venire.

2.) E. Dagrada, Le varianti trasparenti. I film con Ingrid Bergman di Rossellini, Milano, LED;
MOTIVAZIONE: Le varianti trasparenti ripercorre i film del “Polottico” Bergman/Rossellini, coniugando il rigore metodologico e filologico e la ricerca sulle fonti, senza mai perdere la passione della spettatrice. La ricchezza della ricerca storiografica e la puntualità delle comparazioni tra le differenti lectio del “Polittico” sono sempre arricchite dalla prossimità della studiosa al proprio oggetto di analisi, e a film nati da una vicenda unica.

3.) M. Fanchi, Spettatore, Milano, Il Castoro.
MOTIVAZIONE: Spettatore fa dialogare la più recente teoria cinematografica con metodologie di ricerca derivate da altre discipline: sociologia dei processi culturali, etnografia, psicoanalisi, gender studies. Spettatore corona un percorso di studi pluriennale di cui l’autrice è pioniera nella comunità scientifica italiana e rileva la fertilità e la ricchezza di una prospettiva interdisciplinare, capace di fornire strumenti utili ed efficaci agli studiosi di differente appartenenza.

SEZIONE INTERNAZIONALE: MIGLIOR LIBRO DI CINEMA
David Bordwell, Figures Traced in Light, Berkeley, University of California Press, 2005:
MOTIVAZIONE: Un film racconta la sua storia non solo attraverso il dialogo e le performance degli attori ma anche attraverso il controllo del movimento e della fotografia da parte del regista. Figures Traced in Light è una dettafliata considerazione di come lo stage cinematico supporta la storia, esprime le emozioni e come conduce lo spettatore attraverso composizioni pittoriche.

Gianni Amelio nasce nel 1945 a San Pietro Magisano (Catanzaro). Cresce con la nonna materna che insiste per farlo studiare fino alla Laurea in Filosofia ottenuta all’Università di Messina. Considerato l’erede del Neorealismo, si forma negli anni ’60 lavorando come operatore e poi come aiuto regista in numerose produzioni. L’esordio alla regia è nel 1970 con un film sperimentale “La Fine del Gioco” per la RAI. Nel 1973 realizza “La Città del Sole” sulla vita e l’opera di Tommaso Campanella, ottenendo il gran premio al Festival di Thonon. Nel 1978 con il giallo “La morte al lavoro” ottiene il premio FIPRESCI al Festival di Locarno, il premio speciale della giuria e quello della critica al Festival di Hyères. Con “Colpire al Cuore”, presentato a Venezia nel 1982, realizza uno dei più interessanti film italiani degli anni Ottanta. Benché si parli di terrorismo, il tema del film è il difficile rapporto tra padre e figlio, tra giovane e adulto. Dal 1989 in poi inizia per Amelio il periodo più interessante. Nel 1992 con “Il Ladro di Bambini”, che è anche il suo maggior successo, ottiene un premio speciale al Festival di Cannes. Di ambizione maggiore sono i successivi “Lamerica” (1994), premiato con il Nastro d’argento, e “Così Ridevano” (1998) Leone d’oro a Venezia.

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