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10 aprile 2006

Università del Piemonte Orientale: nuovo bersaglio per agenti contro la malaria

Verrà presentata il prossimo 11 aprile sulle pagine del Journal of the Proceedings of the National Academy of Science (PNAS) la ricerca dal titVerrà presentata il prossimo 11 aprile sulle pagine del Journal of the Proceedings of the National Academy of Science (PNAS) la ricerca dal titolo “Crystal Structure of the Anopheles gambiae 3-hydroxykynurenine Transaminase”, frutto della collaborazione tra Atenei italiani – l’Università degli Studi del Piemonte Orientale l’Università “La Sapienza” di Roma e l’Università Federico II di Napoli – e il centro di ricerca statunitense Virginia Tech, Polytechnic Institute and State University di Blacksburg.

Lo studio, pubblicato on-line il 3 aprile, porta la firma di Franca Rossi, Silvia Garavaglia, Giovanni Battista Giovenzana e Menico Rizzi del DiSCAFF (Dipartimento di Scienze Chimiche, Alimentari, Farmaceutiche e Farmacologiche) dell’Università degli Studi del Piemonte Orientale “Amedeo Avogadro”; di Bruno Arcà del Dipartimento di Scienze di Sanità Pubblica – Sezione di Parassitologia, Università di Roma ‘La Sapienza’ e del Dipartimento di Biologia Strutturale e Funzionale dell’Università Federico II di Napoli; di Jianyong Li, del Dipartimento di Biochimica presso la Virginia Tech.

Lo studio descrive la struttura di una proteina della zanzara vettore della malaria, l’Anopheles gambiae, responsabile della sintesi di acido xanthurenico (XA) che svolge un ruolo chiave nella riproduzione del parassita malarico. Nelle fasi in cui il plasmodio vive nel vettore, prima quindi che si trasmetta all’uomo, si puo’ agire compromettendo il suo ciclo riproduttivo nell’insetto. In questa fase il plasmodio ha bisogno, per riprodursi, della molecola acido xanthurenico. Di conseguenza bloccando la sintesi di questa molecola si potrebbe bloccare il parassita, interrompendone il ciclo riproduttivo. La determinazione dell’architettura molecolare dell’enzima del vettore malarico Anopheles gambiae mediante cristallografia a raggi X, verrà utilizzata per progettare nuovi inibitori selettivi e potenti contro l’enzima stesso, da usare come agenti antimalarici innovativi.

‘L’obiettivo – ha detto Rizzi – e’ impedire la replicazione del parassita nella zanzara, in modo che l’insetto non sia piu’ in grado di trasmettere la malaria”. Ma la strada da fare e’ ancora molto lunga. Un primo inibitore e’ stato finora sintetizzato in laboratorio, ”ma – ha aggiunto Rizzi – l’inibitore sintetizzato e’ ancora poco potente e lontano dall’utilizzo. Puo’ essere pero’ un punto di partenza”.

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