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2 maggio 2006

Fund Raising alla Bocconi

In un mondo ad alto tasso di globalizzazione, dove è possibile comunicare a distanza di continenti o acquistare via internet un paio di scarpe prodottIn un mondo ad alto tasso di globalizzazione, dove è possibile comunicare a distanza di continenti o acquistare via internet un paio di scarpe prodotte dall’altra parte della Terra, si sente spesso parlare di concorrenza e meritocrazia, non sempre a parole. Come sembra dimostrarci il caso delle Bocconi, una delle università (private) italiane più prestigiose. In occasione delle presentazione del piano strategico di sviluppo decennale, Mario Monti, presidente dell’ateneo milanese, ha voluto sottolineare l’importanza della campagna di “fund raising” tesa alla raccolta di ben 100 milioni di euro di finanziamento. Pensate che nel 2005 negli Stati Uniti sono stati raccolti 25,6 miliardi di dollari, mentre 603,59 milioni di dollari solo a Stanford. I fondi raccolti non serviranno per la copertura delle spese correnti, ma per la realizzazione di nuovi progetti. Cinque sono le priorità d’investimento: 1) internazionalizzazione della facoltà, per reclutare oltre il 50% dei nuovi docenti sul mercato estero; 2) attirare i migliori ricercatori del mondo per dare un forte impulso alla ricerca di base e applicata; 3) la qualità dell’offerta formativa al fine di riorganizzare in modo innovativo i corsi universitari; 4) migliorare il rapporto docenti/studenti attraverso il contenimento del numero degli iscritti (da 12.500 a 11.000) e raddoppiando il numero degli allievi stranieri (dal 7 al 15%); 5) incrementare i posti letto (da 1.105 a 2.067 entro il 2010) e aumentare gli spazi per aule, uffici, biblioteche, residence (da 170 mila mq a 220 mila). Alcune aziende hanno già risposto positivamente alla campagna di fund raising, come dimostra la disponibilità di Banca Intesa, Fondazione Cariplo, Pirelli Telcom a contribuire ciascuno con 500 mila euro all’anno per 5 anni, per non parlare della Multicultural Charitable Foundation che ha donato 1 milione di dollari. Così, riferendosi al dispendioso piano strategico di sviluppo, a Mario Monti è sembrato “doveroso non farlo gravare tutto sulle famiglie”, come ha dichiarato in un’intervista al Corriere della Sera, rivolgendosi anche agli “azionisti morali dell’ateneo, con i quali condividere missione, obiettivi e ai quali rendere conto della nostra attività, dei loro investimenti e del nostro impegno”.

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