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17 maggio 2006

Napoli, la globalizzazione, i No global

Napoli è una città unica al Mondo nel suo genere forse anche per la sua collocazione geografica.
Gioiello e capitale del sud all’
Napoli è una città unica al Mondo nel suo genere forse anche per la sua collocazione geografica.
Gioiello e capitale del sud all’epoca del Gran Tour in cui fortunati figli di ricchi borghesi o aristocratici visitavano la città per arricchire la propria formazione con l’antico profumo della magna greca e dei magici popoli orientali.
Il tutto era condito da un caldo sole ed un bel piatto di spaghetti, accompagnato dalla musicalità del famoso mandolino.
Nell’ 800 dunque Napoli era davvero globalizzata, poiché era un punto nevralgico per lo scambio culturale, commerciale ed economico di quella che oggi chiamiamo Europa e che a quei Tempi era il centro del Mondo, almeno per noi occidentali.
A Napoli ribolliva fluente il magma delle tradizioni locali e culturali che facevano il giro del Globo, il tutto unito con un variegato tessuto multietnico e turistico che contribuiva alla sua forza.
Il Regno di Napoli era un magico luogo di miti e leggende, spesso anche negative.
Infatti, i popoli nordici indaffarati a costruirsi una nuova identità ed a sbarazzarsi delle origini barbariche, riponevano il marcio nei luoghi del sud per loro intriseci di un’immorale e caotica passionalità.
Ogni leggenda ha un fondo di verità che in questo caso consisteva nel fatto che i napoletani poveri spesso si prostituivano per i ricchi visitatori dal portafoglio gonfio di soldi e vuoto di valori, ma ovviamente il marcio si vede sempre negli altri e mai in se stessi.
Queste favole nere man mano crescevano infangando la reputazione di Napoli e del sud in generale.
Finita l’epoca del Gran Tour e crollate le monarchie locali con l’unità d’Italia Napoli perde pian piano la sua eurocentricità, chiudendosi sempre più nelle sue tradizioni.
La chiusura è una politica spesso adottata dai Paesi in crisi che sperano così in un risanamento eppure questa via spesso porta al collasso.
Questo succede oggi nell’ex capitale del sud che si ostina a vivere nel suo glorioso passato voltando la faccia al suo disastroso presente, voluto dai suoi cittadini che invece di lottare per riportare la propria città all’antico splendore fingono che vada tutto bene.
Per il napoletano, il rispetto per gli altri è diventato un optional adoperato solo da pochi cittadini.
Gli stranieri per noi immensa fonte di ricchezza, non solo economica, arrivano terrorizzati a casa nostra, poiché uno su tre è scippato.
Questi sono inoltre costretti a camminare tra cumuli di profumata spazzatura ,infatti, il napoletano doc. ignora non solo l’esistenza della raccolta differenziata, ma anche il fatto che ci siano orari ben precisi per depositare i rifiuti.
A Napoli la lingua ufficiale è il dialetto, poiché l’italiano è destinato alle classi più colte e ormai neanche a quelle: fra i giovani l’uso del dialetto a discapito della lingua nazionale è in netto aumento.
Il dialetto ha un forte valore in quanto caratteristico del luogo in cui si parla, ma questo non dovrebbe mai sostituire completamente la lingua nazionale.
L’inglese poi non serve perché tanto l’italiano è la lingua più bella del Mondo.
Le barriere architettoniche sono parte costitutiva della città insieme al manto stradale dissestato e spesso adornato da escrementi di cani.
Il codice stradale vigente a Napoli sembra avere uno statuto speciale o inesistente, in quanto questo autorizza il sorpasso da tutti i lati possibili e omologa i motorini anche per quattro persone.
Oggi che impressione può avere il Mondo di noi e come possiamo noi entrare a farne parte in queste condizioni?
Ma questo alla maggioranza dei napoletani non importa, poiché sono contrari alla globalizzazione e pensano, addirittura, di essere diventati poveri con l’euro.
Non a caso Napoli è una delle città in cui forte sventola la bandiera dei No Global.
Qui il movimento culturale dell’anti- globalizzazione è una maschera di vacui ideali dietro cui si celano mandrie di ragazzi che hanno come unico ideale quello di andare contro le istituzioni e generare Caos.
La libertà di pensiero è una delle più grandi conquiste dell’uomo moderno, l’idealizzazione della lotta in quanto tale, una delle più grandi disgrazie.
I No Global dicono di lottare per la pace, ma lo fanno generando disordini interni e caos cittadino.
Odiano la Microsoft ed internet eppure organizzano le loro azioni proprio grazie agli strumenti multimediali.
Reputano la ricchezza un bene superfluo eppure spesso ci sguazzano dentro.
Si proclamano promotori di cultura, ma impediscono il normale andamento dei corsi universitari occupando le università per futili motivi di cui spesso neppure loro sono a conoscenza.
Ma allora in definitiva contro cosa lottano costoro?
Forse semplicemente contro il tempo che scorre per loro troppo lentamente o contro un mondo da cui non si sentono accettati.
Questa tesi è avvalorata dal fatto che non esiste una definizione univoca della parola NO-GLOBAL e dei valori per cui o contro cui dovrebbe lottare.
Inoltre il movimento dei NO-GLOBAL è spesso strumentalizzato dai politici così come tutte quelle correnti politico-religiose attraverso cui è possibile far leva sulle masse.
Forse questo movimento ha avuto tanto successo semplicemente perché da ad alcuni giovani la possibilità di appartenere ad un grande gruppo e quindi di sentirsi più forti eliminando così la paura dell’emarginazione da cui oggi la gioventù si sente tanto minacciata.
Tralasciando i NO-GLOBAL, i napoletani dovrebbero capire che il futuro e l’apertura verso le porte del Mondo sono l’unica via di salvezza per la loro sofferente patria.
Per fare questo è però prima necessaria l’integrazione di Napoli all’interno della propria Nazione e questo sarà possibile solo se i napoletani prenderanno coscienza di ciò che gli accade intorno.
Non serve lottare contro i nemici della Padania serve piuttosto non dar loro più motivi per gettarci fango addosso e di motivi, almeno per ora, ne hanno certamente più di uno.
L’Italia non può integrarsi con l’Europa e con il Mondo se prima non risolve i problemi interni.
Questo Paese è però attaccato alla terra ferma soltanto in un punto per ora l’unico pronto ad affacciarsi realmente alla comunità europea e mondiale.

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