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8 maggio 2006

Un blog da indossare

Si chiama E- T shirt, la maglietta-blog che ti permette di uscire portandoti dietro ogni giorno i tuoi pensieri. L’idea è di un ragazzo iranianSi chiama E- T shirt, la maglietta-blog che ti permette di uscire portandoti dietro ogni giorno i tuoi pensieri. L’idea è di un ragazzo iraniano, Faraz Soleymani, vincitore del concorso “Web for the future”, indetto dalla compagnia O-One in collaborazione con Macromedia e l’università di Modena e Reggio Emilia.
Durante un viaggio in Giappone, Faraz aveva notato l’abitudine di molti ragazzi del posto di utilizzare magliette personalizzate con delle scritte. Si trattava per lo più di osservazioni e punti di vista personali sui più svariati argomenti. Essendo rimasto particolarmente colpito da questo modo insolito di comunicare le proprie idee, una volta rientrato in Iran, lo ha perfezionato. Il suo progetto consiste in un display senza fili, elastico e molto flessibile, collegato ad un server, sul quale l’utente può scrivere o visualizzare le immagini che più preferisce. Faraz ha previsto anche un pulsante che permette di resettare tutto, per inserire messaggi sempre nuovi.
Il primo risultato interessante sarebbe che, mettendo le proprie opinioni sotto gli occhi di tutti, chiunque potrebbe essere se stesso anche in mezzo a centinaia di persone. Sarebbe finalmente sfatato il mito della folla anonima e irresponsabile. Ma l’utilizzo della E- T shirt potrebbe spingersi oltre la semplice espressione di idee personali, e diventare un mezzo di propaganda pubblicitaria. La t shirt, infatti, se collegata costantemente con un server, permetterebbe di distribuire pubblicità adattate agli orari e ai luoghi. Naturalmente dietro compenso per l’utente che l’indossa.
In quanto vincitore del concorso, il giovane Faraz potrà vedere realizzato un prototipo del suo progetto, che si presume non richiederà molto tempo. Alcune case di moda hanno già contattato gli organizzatori del concorso per assicurarsi l’esclusiva.
Il futuro sembra perciò essere diretto verso una personalizzazione sempre più esclusiva delle idee e delle opinioni. I blog hanno iniziato un processo di liberazione che, con un prodotto del genere, arriverebbe al suo culmine. Lo spazio per parlare di sé oltrepasserebbe lo schermo di un computer per scendere in piazza, ossia per tornare nel primo e più importante luogo di socializzazione.

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