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16 ottobre 2006

La vita dei bambini è più cara

Un pomeriggio al supermercato può trasformarsi in un’ esperienza interessante, la condizione è porsi l’ obbiettivo di paragonare i prezzUn pomeriggio al supermercato può trasformarsi in un’ esperienza interessante, la condizione è porsi l’ obbiettivo di paragonare i prezzi di quei prodotti commercializzati in due versioni: una per adulti ed una per bambini. Spesso le differenze fra le due distribuzioni sono davvero minime, una confezione colorata o un regalino all’ interno, mentre la discrepanza tra i prezzi è più sostanziosa. Gli esempi più eclatanti riguardano le patatine prodotte dalla San Carlo (il pacchetto Junior costa il 180% in più rispetto a quello Classico), l’ acqua minerale Levissima (la Issima costa il 147% in più rispetto alla Levissima Naturale 50cl) e i gelati Nestlè Motta (la confezione Quack costa l’ 82% in più di quella del Maxibon). Gli incrementi minori sono imposti sul Dentifricio Colgate e sullo Yogurt Fattoria Scaldasole rispettivamente al 2% e 3%. Considerato il paniere esaminato, solo per due prodotti della Mentadent è stato riscontrato il risultato opposto. I dati sono stati rilevati da Barbara Gherardi in una tesi di marketing discussa all’ Università Bocconi di Milano, nella quale prende in esame diciassette prodotti tra i più commercializzati rilevando che, quando uno di questi è apparentemente adattato ai gusti dei bambini il prezzo proposto è in media il 46% più alto. La tesi di Barbara Gherardi può essere ancora più significativa se paragonata con quella di Maria Elena Cavezzana la quale nel 2004 aveva studiato lo stesso paniere di prodotti ottenendo che le merci in questione nella loro versione per bambini erano in media il 32% più alti. E’ comunque doveroso sottolineare come il 15% di gap fra il 2004 e il 2006 non è il frutto di un indiscriminato aumento dei prezzi, bensì di una diminuzione degli stessi che per i prodotti per bambini è stata meno consistente. Alla luce dei risultati ottenuti dalla comparazione delle due tesi di laurea, si è poi proceduto a distribuire a 420 mamme un questionario, il risultato non affatto sorprendente è stato che le mamme si sono dimostrate più propense a scegliere quella che è presentata come l’ alta qualità, per sé, solo entro un differenziale di prezzo molto più basso di quello tollerato nei prodotti per i loro figli. E’ stato soprattutto quest’ ultimo sondaggio a far nascere il dubbio che la sempre più crescente tendenza degli uffici marketing a diversificare i prezzi tra i prodotti destinati ai genitori e quelli destinati ai figli vada a sbattere contro un problema di morale comune, personalmente ritengo che ognuno abbia il diritto di difendere i propri interessi, così le aziende devono studiare come indurre le persone a spendere di più, così le famiglie devono essere a conoscenza che in molti casi fare provare ai propri figli i prodotti “da grandi” conviene.

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