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1 dicembre 2006

I fondi per la ricerca e l’università come vengono distribuiti?

Dalla finanziaria sono stati incrementati gli stanziamenti per i fondi alla ricerca e all’università di 210 milioni di euro. I fondi destinatiDalla finanziaria sono stati incrementati gli stanziamenti per i fondi alla ricerca e all’università di 210 milioni di euro. I fondi destinati verranno divisi in maniera equa nelle diverse branche scientifiche e nei diversi atenei. Ma fino a che punto questo sia giusto, non si sa.
In una situazione di magra finanziaria come quella che sta attraversando tutto il comparto scientifico universitario e non, secondo numerosi analisti, il problema della distribuzione delle esiguissime risorse è serio e deve tenere conto delle diverse problematiche che il mondo della ricerca nella sua complessità pone.
Ad esempio la ricerca nell’ambito del comparto medico-biologico oltre ai soldi pubblici può anche contare su un forte introito dovuto dalla mobilitazione popolare, grazie alla quale tramite la vendita di piantine, theleton, e molte altre iniziative onorevoli, possono giungere notevoli entrate economiche. Ma questa mobilitazione popolare è possibile per queste branche della scienza in quanto queste si occupano di problemi che stanno sotto gli occhi di tutti e di immediato rilevamento degli effetti come purtroppo sono le malattie che colpiscono la vita degli esseri umani e le cui conseguenze dannose e nefaste si vorrebbe a ragione, essere ridotte al minimo il prima possibile, se non addirittura neutralizzate. Per cui ad esempio, per la campagna contro i tumori è relativamente facile ottenere una giusta e buona risonanza che sia in grado di ottenere notevoli fondi. Questo è bellissimo, e sacrosanto, ma per altri comparti della ricerca universitaria sarebbe davvero molto difficile se non praticamente impossibile sfruttare la via della mobilitazione dell’opinione pubblica per ottenere delle entrate. Perché, le necessità che richiedono rami scientifici o di scienze applicate come l’ingegneria vengono avvertite dai non addetti ai lavori come più lontane dalla realtà concreta. Infatti, chi consumerebbe il proprio denaro per la ricerca sul taglio dell’acciaio, sulle nuove tecnologie, o sulla ricerca delle fonti sull’energia rinnovabile, per non parlare della ricerca universitaria e non in ambito matematico, fisico e chimico dei materiali!!! Scienze che quindi si possono basare per il loro sostentamento soltanto sui finanziamenti dello stato.
Per cui per molti analisti, bisogna tenere conto di tutti questi elementi per far sì che realmente i fondi possano godere di una equa distribuzione.

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