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15 dicembre 2006

Suor Orsola Benincasa: via all’ inchiesta sul colera del 1973

Il 28 agosto del 1973 scoppia a Napoli il primo caso di colera. Tre giorni dopo tocca alla città di Bari. Paralizzato e allo stesso tempo inc
Il 28 agosto del 1973 scoppia a Napoli il primo caso di colera. Tre giorni dopo tocca alla città di Bari. Paralizzato e allo stesso tempo incredulo, il meridione si trova a combattere con un’ epidemia che, vista la paura evocata nella gente, si fa fatica a nominare ad alta voce…eh si! Si tratta del colera, una malattia che si credeva debellata dall’ Occidente, ma che invece ritorna a minacciare il Sud Italia. Le cause del colera vengono attribuite ad alcuni cibi, tra i quali le cozze coltivate nelle acque inquinate, e poi mangiate crude.
Ma sul colera che colpì la città di Napoli nel lontano 1973 non si sa tutto, o meglio quel che si sa è frutto di un’ analisi stereotipata che colpì tutto il Mezzogiorno sin dai tempi dell’ Unità d’ Italia. Stereotipi che disegnavano Napoli come una città sporca, in mano alla malavita organizzata.
Paolo Mieli, direttore del “Corriere della sera” ha presentato agli allievi della scuola di giornalismo dell’ Università Suor Orsola Benincasa della quale è il direttore, la nuova inchiesta storico-documentaria da svolgere, per sfatare i numerosi luoghi comuni che colpirono Napoli negli anni del colera. Andando a spulciare tra vecchie riviste e giornali d’ epoca, gli allievi 2005-2007 avranno l’arduo compito di far luce sull’ epidemia che scoppiò all’ improvviso, alla fine di una cocente estate.
“Più del vibrione – ha detto Mieli – fu terribile il tornado che si abbatté sul Mezzogiorno. Le squadre di calcio, ad esempio, rifiutavano di giocare al sud,il Genova a Napoli e il Verona a Bari; chi veniva da fuori aveva paura di usare l’ acqua perfino per lavarsi. Napoli e Bari diventarono un enorme vibrione nell’ immaginario collettivo di tutta l’ Italia”. Quello del colera fu anche il periodo nel quale lo scontro tra la stampa settentrionale – impegnata ad attaccare il Sud attraverso una serie di luoghi comuni – e quella meridionale – protagonista di un duro lavoro di autodifesa e ridimensionamento dei fatti – si accentuò notevolmente.
La vicenda del colera, ha spiegato Paolo Mieli, è un esempio lampante che dimostra come una città già travolta dalla vergogna, possa essere vittima di pregiudizi secolari: “ E’ vero che Napoli e Bari non erano la Svizzera, ma un’ epidemia proveniente dall’ Africa non doveva essere usata come pretesto per mettere il Sud sotto accusa. Ma ciò è accaduto anche dopo, con il terremoto del 1980”.

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