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8 gennaio 2007

Confetti rossi per chi si laurea

Interessante la storia del confetto. Consiglio vivamente chiunque che, come il sottoscritto, non risultasse essere granché edotto in materia diInteressante la storia del confetto. Consiglio vivamente chiunque che, come il sottoscritto, non risultasse essere granché edotto in materia di approfondire questo dolce argomento, partendo magari da dove sono partito io, ossia dal sito web www.alcasas.com gestito dall’azienda omonima, leader nella produzione della confezione artistica del confetto, che opera nella città di Sulmona. Personalmente mi sono avvicinato alla storia del confetto, incuriosito dall’usanza di regalare confetti di color rosso ai giovani che si laureano. Ho scoperto che le origini di questo dolce così particolare, tanto da essere presente nelle occasioni più importanti della vita di ognuno di noi (basti pensare a battesimi, matrimoni, lauree, e così via), vanno ricercate addirittura nel V secolo a.C. Abbiamo testimonianze scritte che ci confermano come già ai tempi degli antichi Romani, si usasse festeggiare unioni e nascite, offrendo confetti, del tutto simili ai nostri, anche se confezionati con miele, anziché con lo zucchero. La città di Sulmona, già citata in precedenza, può invece fregiarsi del titolo di culla del “confetto moderno”: sembra che infatti proprio nella cittadina abruzzese, intorno al XV secolo, ebbe inizio la fabbricazione dei confetti, così come li conosciamo noi; sempre a Sulmona poi, presso il monastero di Santa Chiara, cominciò la lavorazione artistica del confetto, famosa in tutto il mondo. Ma torniamo al motivo della mia ricerca iniziale, ovvero a quei confetti dal colore purpureo, con cui festeggiamo il cugino o l’amico che raggiunge l’ambito traguardo della laurea. In tutta sincerità, nonostante le mie ricerche, non sono riuscito a trovare una spiegazione degna di essere pubblicata; pertanto non sarò io a sciogliere il nodo della questione. Posso però farvi notare come il rosso, sin dalle prime espressioni artistiche dell’uomo, abbia sempre rappresentato gioia, festa, felicità o passione. Presso i romani la toga color rosso era riservata ai generali trionfatori, quale simbolo del potere supremo. Nel medioevo il rosso era simbolo dell’amore divino; tanto che di rosso venivano dipinte le vesti di Dio, di Gesù e dei martiri. Possiamo dunque essere più che autorizzati a pensare ad un’usanza nata da un connubio di più intenzioni. Siamo autorizzati, penso, a considerare il “confetto rosso” come un omaggio speciale, offerto in qualità di dolce “importante”, vestito con l’abito regale di chi ha affrontato un’impresa non facile, portandola a compimento da vincitore. Perchè è inutile negarlo: chi si laurea, dalle origini dei tempi sino ai giorni nostri, considerando tutte le difficoltà e gli ostacoli, è da considerarsi un vero e proprio “guerriero”, prima ancora che uno studente.

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