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30 gennaio 2007

Pisa: Giornata della Memoria, la vicenda di Enrica Calabresi

La Giornata della Memoria organizzata dall´Università di Pisa il 26 Gennaio aveva tra i
suoi temi l´espulsione dei docenti ebrei dalle un
La Giornata della Memoria organizzata dall´Università di Pisa il 26 Gennaio aveva tra i
suoi temi l´espulsione dei docenti ebrei dalle università a causa delle leggi razziali.
Tra le altre, è stata ricordata la figura di Enrica Calabresi, una scienziata ebrea che
dopo aver insegnato nell´Università di Firenze, era stata chiamata dall´Università di
Pisa per insegnare Entomologia agraria e che era stata cacciata in quanto “appartenente
alla razza ebraica”. Enrica Calabresi era finita, insieme a tanti altri, nell´oblio. Il
merito del recupero della sua memoria va a due docenti della Specola di Firenze,
Alessandra Sforzi e Marta Poggesi, e allo scrittore fiorentino Paolo Ciampi, che,
partendo da esili tracce, hanno ricostruito la vita personale e scientifica di Enrica
Calabresi e la sua tragedia.

Enrica era molto affezionata all´unico suo fratello maschio, Giuseppe, laureato in
Agraria e uno dei massimi esperti di economia rurale del paese durante il regime
fascista. E proprio il figlio di Giuseppe, Francesco, il nipote prediletto di Enrica, ha
voluto onorare la sua memoria partecipando – inaspettato – alla giornata organizzata
dal nostro Ateneo. Francesco, che dopo l´8 Settembre, non avendo più notizie della zia,
non esitò a partire dalla casa di famiglia di Gallo Bolognese per raggiungere Firenze in
bicicletta. Francesco, che, rimproverato per questo atto di grave imprudenza, non
riuscì a convincere la zia a tornare a casa e non la rivide mai più.

L´Università di Pisa è grata a Francesco Calabresi per il suo gesto di grande
generosità, per averci ricordato, con le sue sofferte parole, il clima di gelo che
circondava le famiglie ebree in quei momenti. In particolare egli ha insistito sul fatto
che l´azione persecutoria da parte dei nazi-fascisti si svolse non tanto in un clima di
aperta “caccia all´uomo”, ma in un´atmosfera di “vuoto” e di isolamento, che rendeva gli
ebrei totalmente estranei al mondo che ruotava loro attorno. Di questo “vuoto” fu in
fondo vittima Enrica Calabresi: consapevole che un qualsiasi aiuto richiesto ai suoi
concittadini ne avrebbe messo a rischio la sicurezza, rimase totalmente allo scoperto e
non fu in condizione di evitare l´arresto. Con estrema consequenzialità si sottrasse
alla deportazione togliendosi la vita.

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