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26 febbraio 2007

Paoletti (Verdi): Lotta alle Baronie Universitarie

Quante volte vi è capitato di aspettare un professore che non si è presentato a un appuntamento? Quante volte durante le lezioni o peggiQuante volte vi è capitato di aspettare un professore che non si è presentato a un appuntamento? Quante volte durante le lezioni o peggio, durante un esame, il nostro interlocutore ha passato più tempo al cellulare che ad ascoltare la nostra esposizione? Quante volte ci siamo dovuti confrontare con il “figlio di..” il “parente a”?
L’università è un mondo dove queste cose sono all’ordine del giorno, il deputato dei Verdi Paoletti, ha aperto un dibattito parlamentare in materia, dove già il ministro Mussi si è dimostrato molto sensibile.
A tal proposito ha dichiarato che “bisogna intensificare la lotta contro questo gravissimo malcostume alla stessa stregua e con la stessa intensità delle indagini che hanno riguardato la situazione degli ospedali, un fenomeno tutto italiano che” -aggiunge il deputato- “demotiva gli studenti e squalifica il nostro sistema universitario. Serve compiere una svolta vera verso i criteri della meritocrazia e della trasparenza. Le Università non sono proprietà privata di qualcuno ma luoghi pubblici dove tutti devono sempre avere le stesse possibilità.
Le “baronie” universitarie non si manifestano nel solo fenomeno delle raccomandazioni, cui francamente il mondo universitario si “adegua” a standard nazionali ma vanno oltre.
Soprattutto in facoltà come Giurisprudenza, il livello di professionalità dei docenti è assolutamente improponibile nel rapporto studente-professore.
Partire da questo tipo di facoltà, dove il fenomeno è particolarmente sentito, risulta essere necessario poiché assurge ad esempio classico di un malcostume diffuso.
Grandi avvocati o magistrati, per affermarsi professionalmente, si dedicano ad “accaparrarsi” una cattedra di un prestigioso ateneo, salvo poi non avere il tempo per dedicarsi a dovere all’impegno preso.
Risulta evidente che per questi professori è l’attività universitaria a risultare secondaria, anche come retribuzione, che si sa essere inferiore rispetto a quella di un libero professionista affermato.
In questo sistema di cose, a farne le spese sono gli studenti, rassegnati a uno stato di cose che sembra non poter cambiare.
Porsi il problema è già un inizio, se si pensa che spesso sono i politici stessi a ricoprire incarichi all’università, ma alla luce di quello che sta succedendo negli ultimi giorni alla politica italiana, c’è poco da essere ottimisti.

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