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6 marzo 2007

Tutti in biblioteca per divertirsi

Una volta ci andavano i cosiddetti “ secchioni ” e vi rimanevano ore ed ore a studiare. Adesso invece, per molti studenti sono luoghi di intrattenimeUna volta ci andavano i cosiddetti “ secchioni ” e vi rimanevano ore ed ore a studiare. Adesso invece, per molti studenti sono luoghi di intrattenimento, di svago, delle vere e proprie zone franche, da frequentare in caso di noia post-lezione. Strano ma vero, stiamo parlando delle biblioteche Universitarie, ex luoghi di tranquillità, dove fino a qualche decennio fa ci si recava, alla ricerca di quel silenzio tombale, difficilmente rintracciabile altrove. Tra schiamazzi e risatine, chiacchiere e trambusto, l’ idea della biblioteca come oasi di pace sembra essere ormai tramontata o tutt’ al più è solo un concetto rinascimentale. La cosa che più dovrebbe indurre a riflettere, è che i protagonisti di questo immenso atto di inciviltà – nei confronti di chi, invece, vorrebbe sul serio studiare con la giusta serenità – non sono solo un sostrato del pubblico frequentante le biblioteche, ma ne rappresentano una più che considerevole porzione.
Il fenomeno, già denunciato dal “ Corriere dell’ Università e del Lavoro ” (un periodico di informazione diffuso gratuitamente negli atenei della Campania), seppure lo si conosceva da tempo, non aveva mai attirato una così forte attenzione su di se, quasi sicuramente perché dava fastidio a pochi, o perchè chi voleva denunciare il problema, non aveva i mezzi giusti per farlo. In un articolo del mese scorso, il giornale sopra citato evidenziava la metamorfosi delle biblioteche italiane, analizzando in particolare il caso dell’ Università “ Parthenope ” di Napoli, dove tra gli studenti erano più quelli che si dilettavano ad occupare le aule di studio per “ l’ elevata agglomerazione femminile ”, che quelli veramente interessati a studiare.
Il presente non vuole essere (né tanto meno avrebbe qualche speranza di riuscirvi!) la negazione di qualsivoglia pratica di socializzazione all’ interno delle strutture Universitarie, ma rappresenta un invito a percepire l’ ormai perdurante crisi della generazione del nuovo millennio – quella che, molti dicono, dovrebbe essere la futura classe dirigente – a cui si accompagna il declino delle istituzioni Universitarie, la cui fatiscenza è visibile a destra e a manca. L’ introduzione di riforme, quali l’ entrata in vigore del credito formativo per ogni esame da sostenere, la storia degli iscritti al vecchio o al nuovo ordinamento, gli esami che cambiano denominazione a seconda dell’ anno di immatricolazione, ma che in realtà non trasformano la loro essenza, sono trovate subdole ( se la si vuol dire in maniera bonaria ) che fanno capire allo studente che affronti l’ Università con spirito del tutto diverso da quello di chi invece vuole perder tempo, che qualcosa è realmente cambiato.

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