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3 luglio 2007

Fratelli: i grandi sono più intelligenti

Dura vita quella dei primogeniti: responsabilizzati ancora in tenera età, incanalati lungo vie prestabilite per soddisfare i desideri paterni, forti, Dura vita quella dei primogeniti: responsabilizzati ancora in tenera età, incanalati lungo vie prestabilite per soddisfare i desideri paterni, forti, arroganti, nei casi più tradizionali perpetuatori della famiglia, del nome. Ma non è tutto: uno studio condotto da alcuni ricercatori norvegesi dimostra che i figli maggiori sarebbero anche più intelligenti, tendenti a sviluppare un quoziente intellettivo superiore ai fratelli più piccoli.
Lo studio è stato condotto su 241.310 soggetti maschi che hanno passato la visita di leva tra il 1967 e il 1976, d’età compresa fra i 18 e i 19 anni: i ricercatori hanno registrato nei primogeniti un punteggio medio di 103,2, di 3 punti superiore ai secondogeniti, di 4 ai terzogeniti. Si tratta di un punteggio medio, quindi differente da famiglia a famiglia: ma ripetendo l’esperimento con 63.951 coppie di fratelli, è emerso lo stesso risultato.
Frank J. Sulloway, psicologo all’Università di Berkeley in California e redattore dell’editoriale che ha accompagnato lo studio (pubblicato sulle riviste “Science” e “Intelligence”), sottolinea l’importanza dello studio (“uno dei più importanti in questo campo negli ultimi 70 anni”) e precisa come il risultato della ricerca non dipenda da fattori biologici, bensì dalle dinamiche famigliari. Un risultato spiegabile più sociologicamente che scientificamente, anzitutto con la maggiore attenzione da parte dei genitori di cui godono i primogeniti, un’attenzione, per un certo periodo, esclusiva, che contribuisce ad arricchire il vocabolario, a stimolare le capacità di ragionamento.
Per lo psicologo Robert Zajonc, dell’Università del Michigan, è anche il ruolo di ‘tutori’ dei fratelli più piccoli che naturalmente consolida e sviluppa il sapere dei fratelli maggiori; al contrario, il quoziente intellettivo dei secondogeniti e dei terzogeniti è più alto nel caso in cui abbiano perso un fratello più grande nell’infanzia.
Uno studio che, lungi dal ritenersi esaustivo, getta delle prime luci sulla questione del rapporto tra successione di nascita e intelligenza, teoria sulla quale gli studiosi non concordano unanimemente.
Le consuete eccezioni che confermano la regola: Charles Darwin era il quinto di sei fratelli, Cartesio il più giovane di tre, Copernico, che ha dimostrato come sia il Sole il centro del nostro sistema e non la Terra, era il più piccolo di quattro fratelli.

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