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24 ottobre 2007

A Pisa c’è una C.A.S.A. per chi ha fatto la… cavia

Ho sempre detestato pensare agli esperimenti sugli animali.
Ho sempre avvertito un forte senso di amaro in bocca, al pensiero delle cavie di laboratoHo sempre detestato pensare agli esperimenti sugli animali.
Ho sempre avvertito un forte senso di amaro in bocca, al pensiero delle cavie di laboratorio, dei topini, gatti, piccioni, conigli e dei loro piccoli corpicini indifesi, su cui vengono iniettati sieri e soluzioni di ogni genere e tipo, allo scopo di preservare noi uomini da possibili malattie o infezioni.
Ebbene dall’Università degli Studi di Pisa ci giunge una bella notizia: dopo esser stati sottoposti agli esperimenti di laboratorio, gli animali coinvolti possono essere adottati da chiunque si voglia finalmente prendere cura di loro.
L’Ateneo pisano ha fatto propria la circolare numero 6 del 14/05/2001, emanata dal Ministero della Salute, che offre a chi sperimenta sugli animali la facoltà di decidere se lasciare in vita le cavie utilizzate, dandole in affidamento agli istituti di competenza.
Per adottare uno di questi piccoli “eroi inconsapevoli”, è sufficiente compilare un modulo, reperibile anche online, insieme a tutte le informazioni utili ad approfondire l’argomento in questione, all’indirizzo che segue: www.unipi.it/ricerca/animali/adozioni.htm_cvt.htm
Un connubio tra libertà di ricerca e rispetto nei confronti degli animali, che è alla base di quella che è stata spesso chiamata “scienza con coscienza” e che ha permesso ed incoraggiato l’istituzione di organismi come il C.A.S.A. (Comitato di Ateneo per la Sperimentazione Animale), che presso l’Università di Pisa sottopone a verifica i processi di sperimentazione animale in tutte le strutture coinvolte dell’Ateneo.
“Il Comitato è composto da sei docenti”, ha spiegato il presidente, professor Giovanni Umberto Corsini, “che vengono nominati dal Rettore, ciascuno in rappresentanza delle aree scientifiche interessate all’attività di sperimentazione animale: medicina, scienze, farmacia, veterinaria ed agraria”.
Il fine principale è infatti garantire la validità etico-scientifica di tutti quei progetti che vedono coinvolti direttamente gli animali e le sperimentazioni su di essi.
Ed è proprio il C.A.S.A. ad occuparsi dell’adozione di quegli animali di laboratorio “sopravvissuti”, ancora in grado di condurre un’esistenza normale e sana, incentivando una cultura fondata sul rispetto e sulla riconoscenza nei confronti di chi si è sacrificato, in nome della scienza, per il bene della comunità intera.

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