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20 maggio 2009

Un virus per battere il cancro. Una speranza dall’università di Bologna

Un virus anticancro geneticamente modificato, che attacca solo le cellule malate e le distrugge, lasciando intatte quelle sane. E’ la tecnica svUn virus anticancro geneticamente modificato, che attacca solo le cellule malate e le distrugge, lasciando intatte quelle sane. E’ la tecnica sviluppata da un equipe di ricercatori italiani coordinati dalla professoressa Gabriella Campadelli-Fiume, virologa dell’Università di Bologna. La sperimentazione in vitro ha avuto esiti molto positivi e si è dimostrata capace di sconfiggere i tumori più aggressivi del seno e dell’ovaio, partendo dal virus herpes, lo stesso che fa comparire le fastidiose vescicole sulle labbra quando si è stressati o indeboliti. Vari esperimenti sono in atto in diversi laboratori su virus da utilizzare contro i tumori. Di solito come arma per combattere i tumori si usa una versione depotenziata del virus, per renderlo innocuo per l’organismo ospite e poterlo controllare meglio. Spesso però, in questo modo, diventa poco aggressivo anche nei confronti del tumore. L’approccio seguito dai ricercatori bolognesi è stato differente: la virulenza è stata lasciata intatta, ma del virus è stata modificata la "chiave" di accesso alle cellule normali sostituendola con una in grado di entrare solo in quelle malate. Nel caso specifico Il virus dell’herpes simplex normalmente riesce a penetrare nelle cellule sane attraverso una porzione della glicoproteina D. E’ questa la porzione del Dna del virus che i ricercatori hanno rimosso, sostituendola con un anticorpo in grado di aprire la "serratura" delle cellule dei tumori del seno e dell’ovaio che producono la proteina Her-2. Questa proteina, che riveste le cellule malate, le trasforma in bersaglio. Il virus-killer modificato attacca solo queste cellule, tralasciando le altre. Una volta esaurite le cellule malate, si auto estingue e,  a differenza della sua variante naturale, non rimane silente nelle cellule sane. I risultati di laboratorio sono incoraggianti: il 60 per cento degli animali trattati è guarito completamente e il restante 40 per cento ha mostrato una inibizione significativa della crescita tumorale. Un’altra buona notizia è che il nuovo virus, che l’ateneo ha chiesto di brevettare, potrebbe essere efficace anche contro le metastasi cerebrali prodotte da questi tumori, incurabili anche coi farmaci più innovativi. Questa sperimentazione potrebbe rivelarsi utile ad aggredire anche altri tipi di tumore, dotando il virus di volta in volta di altre "chiavi", in grado di aprire le relative "serrature" cellulari. Per passare ai test sull’uomo però ci vorrà ancora qualche anno.

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