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7 luglio 2009

150 e non sentirli: il cuore giovane della Croce Rossa batte a Solferino.

E’ difficile vedere un pE’ difficile vedere un piccolo paesino di 2600 anime popolato fino all’inverosimile. E per di più da persone provenienti dai quattro angoli del pianeta,in una babele di lingue e costumi. Ma la piccola cittadina mantovana di Solferino non sembra badarci poi tanto e accoglie festante i suoi ospiti. Ormai qui è una prassi ospitare ogni anno il raduno mondiale della Croce Rossa. Questa volta però lo spirito è ancora più gioioso del solito. Si festeggia un anniversario importante: la prima e più famosa organizzazione umanitaria del mondo compie 150 anni e lo fa in grande stile, con un campo di 200 mila metri quadri (il più grande mai allestito in Italia fuori emergenza), una mensa che ha prodotto circa 100 mila pasti in 6 giorni,concerti, maxi-esercitazioni, giochi di ruolo e soprattutto una fiaccolata di oltre 8 km a cui hanno preso parte oltre 15.000 persone. Ma cosa ha a che fare la l’ Italia e in particolar modo Solferino con la Croce Rossa? Il dubbio è presto chiarito: è proprio in queste terre ,durante la seconda guerra d’indipendenza italiana che avvenne una delle più sanguinose battaglie che la storia ricordi. Ed è proprio allora che si trovava in viaggio per queste zone un distinto uomo d’affari ginevrino; Henry Dunant, il quale non riuscì ad assistere con le mani in mano di fronte allo scenario apocalittico delineatosi a fine battaglia. In collaborazione con la generosa popolazione solferinese, organizzò i soccorsi per tutti i feriti e, per la prima volta nella storia, senza fare distinzione alla divisa che questi indossavano. “Tutti fratelli”: questo era il motto.
Da quel momento, tutti gli sforzi di Dunant furono tesi a realizzare questa idea, quella di un organizzazione che fosse al fianco di tutti, senza alcuna discriminazione di sesso, razza, religione, appartenenza politica. Questa sua “battaglia” gli valse il Premio Nobel per la Pace nel 1901. E ancora oggi, l’insegnamento di questo grande uomo riecheggia per le strade di Solferino e si estende a tutto il Pianeta. Adulti e giovani di ogni nazionalità si incontrano qui per confrontarsi, crescere e scoprire di essere diversi ma di essere accomunati dagli stessi ideali, i 7 principi della Croce Rossa: Umanità, Imparzialità, Neutralità, Unità, Volontariato, Indipendenza e Universalità.
Questa festa, che si è protratta per ben 6 giorni, dal 23 al 28 giugno, non è stata soltanto un occasione spensierata: molte sono le sfide che l’attuale situazione internazionale impone di affrontare. Solferino 2009 è stata così il teatro dello “Youth on the move”, il terzo incontro mondiale della gioventù,che ha dato come risultato la stesura di un documento dal titolo “Lottare contro discriminazioni e pregiudizi”. Quest’ultimo è stato consegnato ai grandi della terra riuniti a Ginevra il giorno 2 luglio ’09 da una delegazione di giovani volontari in marcia a piedi e in autobus, partiti proprio dal villaggio umanitario di Solferino. La fiaccolata inoltre, l’evento più sentito dai volontari, ha raggiunto momenti di emozione intensa grazie anche alla presenza dei 2 fratelli di Eugenio Vagni, l’operatore di Croce Rossa Internazionale rapito nelle Filippine e al ricordo di Daniela Bortoletti e Martina Di Battista, le 2 giovani studentesse e volontarie della componente giovanile, morte durante il tragico sisma in Abruzzo. Per l’occasione, nelle tendopoli abruzzesi si è svolta in contemporanea una piccola fiaccolata.
Di fronte ad un impegno così grande e sentito però viene da chiedersi: “Quanto il volontariato entra a far parte della vita degli studenti italiani?”.
Secondo i dati della FEO-FIVOL ( Fondazione Europea Occupazione e Volontariato), sono stimate sul territorio italiano circa 26.400 organizzazioni di volontariato di primo livello,ossia attive sul campo, situate per il 53,3% al Nord del Paese, sebbene negli ultimi anni si stia assistendo ad una minimizzazione del divario. I volontari assidui inoltre, sono collocati prevalentemente nella classe anagrafica di mezzo (45-65 anni) per il 38,4% dell’unità mentre i giovani al di sotto dei 30 anni raggiungono a mala pena l’8,3%. Un dato che dovrebbe farci riflettere, soprattutto perché noi giovani, futuro del paese, abbiamo il dovere non solo di formarci in maniera adeguata per il futuro, ma anche quella di prenderci cura della nostra società e del nostro mondo.

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