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29 settembre 2009

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Il cervello delle signore è più esposto all’invecchiamento, soprattutto con l’arrivo della menopausa. Uno studio condotto da un team pisano e pubblicato sulla copertina di Molecular Endocrinology, la rivista di riferimento del settore in ambito internazionale, chiarisce che, se le donne si ammalano tre volte di più degli uomini di Alzheimer e altre malattie neurodegenerative, la colpa sarebbe da attribuire agli estrogeni.
Lo studio, portato avanti dal team di Tommaso Simoncini, direttore del laboratorio di Endocrinologia Ginecologia Cellulare e Molecolare (MCGEL) dell’Università di Pisa, mostra, per la prima volta, l’importanza degli estrogeni nella biologia cellulare del cervello umano e descrive un meccanismo del tutto originale attraverso il quale gli ormoni stimolano la formazione di spine neuronali. “Com’è noto, il cambiamento ormonale della menopausa e la carenza di estrogeni sono causa di numerosi problemi nella donna – spiega il dottor Simoncini, direttore di MCGEL e responsabile dello studio – In questa fase peggiorano la capacità di concentrazione e la memoria a breve termine, e si manifestano disturbi come ansia, insonnia, depressione. Inoltre, nel lungo periodo, il deficit ormonale provoca un’accelerazione dei processi neurodegenerativi che possono portare all’insorgenza di malattie più gravi, come la demenza di Alzheimer o il morbo di Parkinson”. Sia le patologie gravi che i fastidi lievi, dunque, sono generati dalla stessa causa.
Prossimo obiettivo della ricerca è comprendere quali molecole utilizzare per ripristinare le funzioni cerebrali invecchiate con estrogeni sintetici che non facciano crescere il rischio di tumore al seno. “È necessario creare delle molecole ‘ingegnerizzate’ con una struttura chimica simile a quella degli ormoni naturali e così intelligenti da attivare, ma solo in parte, il recettore degli estrogeni – conclude Andrea Genazzani, direttore del dipartimento di Medicina della procreazione e dell’Età evolutiva – Il fine è ottenere un effetto positivo sul cervello e non-negativo sulla mammella”.

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