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22 giugno 2010

Sound of Morocco

E’ stato presentato il 9 giugno in anteprima a Roma, al Nuovo Cinema Aquila, il film-documentario “Sound of Morocco”, ultimo lavoro della regista Giuliana Gamba.

Autentico road-movie musicale il film riassume le diverse esperienze di musicisti marocchini emigrati in tre paesi europei differenti. Il racconto del loro ritorno a casa è lo spunto giusto per un immersione profonda in una società culturalmente ricchissima e dinamica che si mostra attraverso le complessità musicali e sociali a cui lo spettatore assiste.

Con una visione fedele ai canoni classici del racconto documentario ci viene mostrato il lato umano dei musicisti che ci accompagnano con la loro musica all’interno di un mondo privato, personale, fatto di condivisione di valori e stili di vita, profondamente fedeli alla loro cultura nonostante i lunghi anni in Europa.

Attraverso lo sguardo vivo della telecamera, il percorso differente e parallelo dei protagonisti impatterà con una serie di inaspettati personaggi.

La spontaneità urbana di giovani musiciti hip hop a Casablanca viene prima associata al concerto Di Salah Edin, (primo artista che ha fatto conoscere l’hip hop arabo nel mondo legandolo alla tradizione chaabische) poi alle aspirazioni di un giovane cantante neomelodico che crede profondamente nei suoi valori artistici e sociali di appartenenza e orgoglio arabo.

Il viaggio, proseguendo attraverso Tangeri, Casablanca, Meknes, Zri Zrat, Ouazzane è in grado di riflettere ed enfatizzare una grande varietà musicale in evoluzione pur inserita in un contesto culturale specifico.

La fascinazione che deriva da un paese così vicino e allo stesso tempo così distante dall’Italia rende il film ancora più interessante. Discutibili alcune scelte stilistiche legate alla pura messa in scena e alla fotografia, ma il lavoro, durato complessivamente più di un anno e mezzo, è stato comunque omogeneo e coerente nonostante alcune difficoltà evidentemente tecniche.

Il suono è ovviamente il protagonista, molto bello il missaggio e la scelta dei brani che, nonostante la loro diversità stilistica, fungono in maniera ottimale la loro funzione di “collante” per le immagini. Bisogna comunque riconoscere la bravura di Giuliana Gamba, che così descrive la sua volontà di raccontare
“l’energia e la vitalità di un popolo giovane che vive una grande trasformazione, con la consapevolezza e l’orgoglio di mantenere un forte legame con radici che affondano nella storia pre-islamica.”

Obiettivo ambizioso e non facile, ma è un buon inizio. Indubbiamente.

Nicola Baccelliere

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