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30 luglio 2010

Mariastella Gelmini interviene a “Dedalo 2010”

Ci siamo. E’ iniziata in questi giorni la discussione del tanto chiacchierato ddl Gelmini e cominciano a intravedersi i primi spiragli di una approvazione entro tempi brevi: si parla, infatti, di un primo via libera da parte del Senato per la serata di giovedì.

Visibilmente soddisfatto, il Ministro dell’Università e dell’Istruzione Mariastella Gelmini è intervenuto qualche giorno fa a Viareggio al campo di formazione Dedalo 2010, dove ha incontrato gli studenti che hanno partecipato alla manifestazione ed ha avviato con loro un momento di confronto e scambio di opinioni circa la nuova riforma universitaria.

Manifestazione essenziale per fare il punto della situazione, durante la quale sono stati “passati in rassegna” i punti essenziali della riforma universitaria, analizzati e (soprattutto) commentati dal Ministro Gelmini: le recenti proteste contro il ddl, i tagli previsti ai fondi e alle spese e il problema del ricambio generazionale all’interno del corpo docente.

Ripercorriamo con ordine ogni punto e cerchiamo di capirci qualcosa di più.

Non sono mancati momenti di contestazione e disappunto durante la manifestazione di Viareggio. Tuttavia c’era da aspettarselo: quale occasione migliore se non quella di esprimere il proprio parere negativo di fronte all’ “artefice” in persona della nuova riforma universitaria, in un periodo in cui le proteste sono ancora all’ordine del giorno? Striscioni e slogan contro il Ministro hanno, così, fatto riemergere quella protesta universitaria che ha ormai coinvolto l’intero sistema universitario italiano.

Secca la reazione della Gelmini: “Ho il massimo rispetto per chi protesta, ma credo che le spese di una protesta contro il governo non le debba pagare il corpo studentesco, il quale spesso si trova impossibilitato a svolgere esami e ad avere appelli regolari perché gli insegnanti si lamentano del disegno di legge e si rifiutano di fare lezione e addirittura di far sostenere gli esami. Questo credo sia profondamente ingiusto. Noi stiamo cercando di lavorare per migliorare l’università. Si può essere legittimamente in dissenso, ma non si devono danneggiare gli studenti”.

Un punto di vista condiviso dalla maggior parte degli studenti che si ritrovano, quindi, a sostenere il punto di vista del Ministro dell’Istruzione: nessuno studente vuole vedersi negato il proprio diritto allo studio, né tantomeno nessuno vuole che la propria carriera universitaria venga ostacolata dal modo sbagliato di protestare da parte di docenti e ricercatori.

Per quanto riguarda, poi, la questione dei tagli alle spese, il Ministro Mariastella Gelmini è piuttosto categorico, e cerca di chiarire quegli aspetti che, alla vigilia dell’approvazione del ddl, risultano ancora abbastanza confusi e perlopiù incompresi.

Sottolinea la Gelmini: “Non ci sono stati e non ci saranno tagli alle risorse per la formazione ma una loro diversa distribuzione. Una politica seria di diritto allo studio che permetta a tutti gli studenti di qualunque ceto e provenienza di poter accedere all’università e portare avanti il proprio corso di studi”. Un modo, questo, per evitare inutili finanziamenti a pioggia e introdurre un nuovo metodo di assegnazione dei fondi, a discapito di sprechi e sperperi di denaro.

E aggiunge: “Garantire il diritto allo studio significa attivare borse di studio, fondi per i prestiti per merito, residenze universitarie. Vogliamo premiare i ragazzi migliori oltre le risorse di partenza, aprire le porte al talento e al merito, collegando la formazione con il mercato del lavoro”. Uno sguardo verso il futuro, quindi, a tutela dello studente e del suo percorso accademico.

Infine il Ministro dell’Università e dell’Istruzione si sofferma sulla delicata questione del ricambio generazionale: “Spazio ai giovani docenti, via i docenti ultrasessantacinquenni: l’università deve servire ai giovani, non ai baroni. Stop al radicato meccanismo della parentopoli e del nepotismo, sì alla meritocrazia”.

Vogliamo attuare il ricambio generazionale dei professori abbassando l’età media di ricercatori, associati e ordinari istituendo un’abilitazione nazionale da conseguire attraverso concorsi trasparenti a cui tutti possono accedere con nomine sganciate dalla politica e un’agenzia esterna che valuterà lavoro dei docenti, ore di lezione, ricevimenti e appelli d’esame rispettati”.

Si cercherà, attraverso l’approvazione del ddl Gelmini, di riportare quel rigore e quella correttezza all’interno del sistema universitario che mancano ormai da molto, troppo tempo.

Sebastiano Liguori

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