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6 agosto 2010

Sono gay: qual è il problema?

L’omosessualità: parliamone senza tabùEssere gay: per tanti ancora un tabù, per molti un problema che “purtroppo non ha risoluzione”. Pregiudizi, accuse, discriminazioni. Siamo nel 2010 eppure ancora molti hanno difficoltà ad ammettere la propria omosessualità nel proprio contesto, ma, soprattutto, tanti ancora non riescono ad accettare che il proprio figlio, amico o conoscente abbia un orientamento sessuale che non è il proprio. Possiamo dire che in Italia l’omosessualità è accettata di buon grado, che non è più causa di un pregiudizio? Esiste la libertà sessuale nel nostro paese? A tentare di dare una risposta a tali interrogativi, un giovane amico gay, lettore appassionato di Controcampus.

I tanto discussi Gay Pride. Cosa pensi di questi eventi che si svolgono regolarmente e in ogni dove: spettacolarizzazione del mondo gay e forse ridicolizzazione, o effettivamente pensi che possano rappresentare un modo per sensibilizzare la società sull’omosessualità? Il Gay Pride può essere un mezzo per conquistare concretamente dei diritti reali per il mondo gay?

Il gay pride: che parolone eh?! Tradotto alla lettera: orgoglio gay…penso sia tutt’altro rispetto a ciò che ci viene mostrato attraverso le immagini in tv, o che, comunque, costituisca altro per chi ne prende parte direttamente. Considerata una festa: la gente che fa animazione all’interno (mi riferisco a tutti quelli che sono sui carri a “sbattersi a destra e a manca”), ne fa appunto qualcosa che non corrisponde allo spirito della festa, credo. Ok, ammetto che non ho mai preso parte al pride di Roma (mia città natale e dove risiedo), ma, ho visto le immagini che passano ai vari Tg e programmi televisivi e, quindi, posso fare un paragone con quello di Londra dove, invece, ho partecipato dato che ho vissuto lì per un anno e mezzo. Completamente due mondi diversi: ma non si festeggiava la stessa cosa? La differenza tra Londra e l’Italia è che mentre da noi sembra quasi un carnevale (e da qui il termine ormai diffuso “la carnevalata”: sì una grande festa, ok, ma pur sempre un carnevale a quanto pare), penso si possa provare il vero spirito della manifestazione solo a Londra, ed io l’ho provato.

Purtroppo a parole non riesco descriverlo, ma, credimi mia cara, sono sicuro che se prendessi parte e quelli italiani, di certo non sarebbe la stessa cosa. Sarà anche il fatto che come vengono diffuse da noi le immagini e le notizie (appunto attraverso i vari mezzi di comunicazione), in altri posti forse non se ne fa un “caso di stato”. Ecco: sarà anche un avvenimento importante in alcuni casi, ma a tanti è completamente indifferente. Eppure quando arriva sembra che a tutti interessi improvvisamente e non si parla d’altro: “Oddio il gay pride…oddio oddio”! Quindi sensibilizzare la gente con questo tipo di atteggiamento, non credo sia la via giusta, anzi! Tante volte è proprio grazie a questi eventi che la gente si fa idee sbagliate e non si riesce a sensibilizzare le persone su dei punti che invece dovrebbero essere effettivamente colti da quanti non sanno cosa vuol dire veramente essere gay.

Il discorso sarebbe lungo, ma, provo a sintetizzare. Essere gay ormai è un’etichetta che tutti noi omosessuali ci vediamo costretti a portare per tutta la vita. Non raccontiamoci cazzate: è così! È come essere neri o cinesi o down o “malati”…ci si nasce…ci si cresce…e ci si muore gay… Per tanti, specialmente dopo l’adolescenza è come un macigno che si deve portare dentro, chissà per quanto: ma è una fatica che si fa, si “deve” fare. Poi si arriva alla fine dell’adolescenza e ci si ritrova nella fase della maturità, quando si diventa “grandi”. Per i più fortunati il peso viene lasciato alle spalle e quindi si riesce a condurre una vita finalmente “allo scoperto”, per altri, invece, la tortura continua. Per i più sfortunati, invece, si arriva al matrimonio etero addirittura, con tanto di prole al seguito, fino a condurre una vita da etero infelice e repressa. Ecco: è questo credo il messaggio di sensibilizzazione che dovrebbe passare alla gente “che nn sa’”.

È giusto che una persona debba passare tutto questo? E si parla di anni eh…e poi perchè? Per quale motivo mi chiedo io: solo perché si ama un altro uomo o un’altra donna? È la paura di noi stessi omosessuali di essere linciati o giudicati o è il pensiero della società che ci spinge, appunto, a non dichiararci apertamente perché temiamo di essere considerati dei “diversi”? Potremmo star a parlare qui per ore, quindi passerei alla domanda successiva! In qualsiasi caso, non credo che attraverso questo solo unico giorno in cui si svolge il gay pride si possa arrivare a qualcosa per quanto riguarda i diritti: penso possa essere una base da cui partire per fare più informazione, forse questo sì. Ma è l’impegno costante di studiosi ed esperti che quotidianamente si occupano da vicino dei temi dell’omosessualità a fare la differenza e a consentire l’eventuale raggiungimento di obiettivi che ci riguardano. Quindi, beh, orgoglioso di essere gay: no, non credo. Sono orgoglioso di essere me stesso, ma, se essere gay vuol dire essere rappresentato da quel “carnevale”, da quei pensieri e da quelle situazioni, beh, no, non sono orgoglioso di quel tipo di orgoglio!

Tu hai vissuto per un anno e mezzo a Londra, luogo per eccellenza per la libertà di espressione della propria sessualità senza pregiudizi. Ora sei tornato in Italia: cos’è cambiato? Ti senti ancora libero come allora di essere te stesso?

Londra…mamma mia che bei ricordi, che bella parte della mia vita, che bella esperienza: forse, anzi, con certezza la più bella esperienza della mia vita! Molta gente parte per l’estero per vari e personali motivi: io avevo i miei, ma, uno in particolare: il VIVERMI! Eh sì: non ho detto vivere, ma, VIVERMI, cosa che non avevo mai fatto fino a quel momento o non avevo mai potuto fare. Come dicevo precedentemente riguardo i giudizi della gente, ammetto che anche per me sono stati fondamentali per un bel po’ di anni della mia vita. Vorrei comunque precisare che in conclusione e in qualsiasi caso, la colpa di tutto siamo solo noi stessi, vittime dei nostri di pensieri che ci offuscano la mente e che ci impediscono di fare veramente ciò che vorremmo. Per questo un giorno ho fatto le valigie e sono partito alla volta della grande metropoli restandoci per un anno e mezzo!

Inutile dire che grazie a quel fucking posto, la mia vita è completamente cambiata e in positivo! È stato un ottimo training perché come dici nella domanda, è una città dove ti è permesso di esprimerti per quello che sei, con eccessi e stravaganze, ove il pensiero altrui rimane personale e ciò permette appunto a tutti di essere se stessi e di fare ciò che si vuole! Ciò non vale solo per gli omosessuali ma per tutti coloro che magari qui possono sembrare “strani”, ma, che a Londra, diventano solo una micro cellula dell’immensa massa che popola questa città: nessun pregiudizio, annullate le differenze di pelle, di cultura…e di sesso!

Tornato in Italia, non nascondo che una regolata me la son dovuta dare, ma, non ho trovato diciamo, particolari “ostacoli” o porte chiuse in faccia, almeno per il momento! Riguardo alle amicizie nulla è cambiato: anzi, sembrano tutti un po’ più incuriositi! Forse è proprio per questo che sono tornato in Italia, a casa: ero pronto per iniziare ad essere me stesso come così come lo ero a Londra, ma nella mia di città! La cosa, fortunatamente, mi viene anche abbastanza bene!

Pensi che i giovani della tua età, universitari e non, vivano con serenità l’omosessualità altrui o pensi che siano solo ipocritamente “accondiscendenti”?

C’è un problema di fondo: credo che non debba esistere un “essere accettati” dai miei coetanei siano universitari o meno. Parliamo di qualcosa che una persona non deve accettare, perché è una realtà, una condizione che fa parte della persona. Ripeto: è come essere di un altro colore di pelle, è solo una realtà di fatto. Si spera che nessuno scelga gli amici in base al colore della pelle, no? Ma ci sono eccezioni e quindi forme di razzismo. Lo stesso vale anche per il pregiudizio legato all’omosessualità.

Hai mai subito diretti episodi di discriminazione da parte dei tuoi coetanei? Da parte di persone più adulte?

Nessuna discriminazione fortunatamente e ben venga che nono abbia argomenti da trattare su questo punto!

Se dovessi dare un consiglio a tutte quelle persone che, da tempo, hanno scoperto la propria omosessualità, ma che hanno difficoltà e soprattutto paura di ammetterla ai propri cari e nel contesto di riferimento, cosa gli diresti?

Ehehheeheheh! Questa è la parte più bella! Cosa consiglio? Mah! Quello che posso dire è che e i consigli servono a poco, tanto poi ciascuno fa tutto il contrario! Quindi quello che posso consigliare è di seguire ciò che si ha dentro, senza paure o paletti. In fondo, come mi disse un mio amico, “Io sono tuo amico e non di “te che vai a letto con…”. Quindi, se è il pensiero della gente o degli amici o della famiglia che vi spaventa, beh: se loro capiscono, continueranno ad essere gli stessi con voi anche dopo, altrimenti…il problema è loro, certo non il nostro!

Capisco la difficoltà che si ha all’inizio, specialmente quando lo si dice alle prime persone: ma, fidatevi che poi diventerà una gara fra loro a chi l’ha saputo prima! Spensieratezza e leggerezza: ecco i due ingredienti che non devono mancare mai, MAI! Ci sono tre modi di fare le cose: quello giusto, quello sbagliato e quello…come lo farei io! DIMMI CHE MALE C’E’ SE AMI UN ALTRO COME TE. L’AMORE NON HA SESSO: IL BRIVIDO E’ LO STESSO O FORSE…UN PO’ DI PIU’!

Pasqualina Scalea

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