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27 ottobre 2012

Choosy a chi? Parlano gli studenti-lavoratori

A distanza di qualche giorno dalla più che discussa dichiarazione del ministro del lavoro Elsa Fornero, l’amarezza nel cuore di chi, nella vita suda per provare a crearsi un futuro, rimane ancora forte.

Durante una conferenza tenutasi a Torino in cui si stava discutendo un dibattito sulle pensioni, il ministro, si è lasciata sfuggire una frase che ha disturbato l’animo dei presenti. “I giovani italiani devono essere meno choosy“.. Schizzinosi, spiega. Per la ministra, i giovani devono essere meno esigenti nella ricerca e nell’ accettazione del primo impiego per poi, muoversi da dentro il mercato del lavoro stesso.

E giù fischi, grida e polemiche tanto che la Fornero ha dovuto allontanarsi dalla conferenza, amareggiata a suo dire.

Chissà se il ministro abbia le idee chiare su quello che è diventato il mercato del lavoro italiano negli ultimi tempi, si chiedono i ragazzi. Viviamo nell’epoca in cui poter fare gli schizzinosi è ritenuto un lusso, poichè vuole dire significa avercelo un lavoro.

Controcampus si è già occupato di descrivere la polemica innalzatasi, ma qui vuole dar la voce a tre studentesse lavoratrici che ci spiegano quanto possa essere difficile barcamenarsi tra lo studio, gli esami universitari e la costante ricerca di un impiego. Perché, spiegano,  di questi tempi, lavorare è necessario per non pesare sull’ economia familiare.

Ragazze, spiegateci quale facoltà frequentate:

Alessia: frequento la facoltà d’ingegneria edile-architettura presso l’Università degli studi dell’ Aquila.

Martina: io frequento la facoltà di economia e management all’Università di Roma Tre

Francesca: io, invece, frequento la facoltà di scienze e tecnologie della comunicazione presso l’Università La Sapienza di Roma.

Tutte e tre lavorate e studiate. Perché avete scelto di svolgere entrambi i ruoli? Come è possibile conciliare questi gli impegni?

Alessia: lavoro come barista e lo faccio essenzialmente perché in tempi di crisi, come quelli che stiamo vivendo, devo essere in grado di dare una mano alla mia famiglia.

Martina: io ho lavorato in un’agenzia di assicurazioni, attualmente sono affannosamente alla ricerca di un impiego. È chiaro che ora, cerchi solo lavoretti che non sono in linea con i miei studi, ma devo rendermi autonoma.

Francesca:  vado all’ università da tre anni, e da altrettanti lavoro. Sto facendo i salti mortali per rendere la mia vita migliore. Mi viene da sorridere alla definizione “choosy” data dalla nostra ministra. Schizzinosi, giusto? Di cosa dovremmo accontentarci? Ci si accontenta quando quello che volevi non puoi averlo e allora ci si prende quello che c’è.

Quali sono le vostre speranze? Come vedete il vostro futuro lavorativo?

Alessia: ai tempi in cui ho dovuto scegliere l’università, ero orientata verso architettura. Ho voluto e dovuto ragionare in termini di opportunità ed ho quindi scelto un lavoro, secondo le statistiche, più sicuro. Ho la speranza di essere soddisfatta del mio futuro lavoro, ecco tutto.

Martina: le speranze che nutro nei confronti del mio futuro lavoro, sono molto alte. Spero che mi garantisca un buono stipendio ed una buona stabilità economica.

Francesca: vorrei sognare, sperare (a questa età ho il diritto di poterlo fare) che domani io possa fare qualcosa per cui ho studiato, qualcosa per cui lavorare è servito. Vorrei potermi non accontentare ancora, ancora e ancora.

Mi tornano in mente alcune parole di Pier Paolo Pasolini: “Siamo stanchi di diventare giovani seri, o contenti per forza, o criminali, o nevrotici: vogliamo ridere, essere innocenti, aspettare qualcosa dalla vita, chiedere, ignorare. Non vogliamo essere subito già così sicuri. Non vogliamo essere subito già così senza sogni.

 

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