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2 settembre 2010

Chi vuol essere dottore?

Fissata per oggi, 2 settembre, la data scelta per il futuro dei novantamila studenti che vogliono inseguire il sogno del camice bianco.

Il test nazionale, elaborato dal Miur (Ministero Istruzione, Università e Ricerca), avrà un’unica data di somministrazione per tutte le università italiane.

Il test si articolerà in 80 domande a risposta multipla così divise:

-* 40 domande di cultura generale e ragionamento logico;

-* 18 domande di biologia;

-* 11 domande di chimica;

-* 11 domande di fisica e matematica.

Il tutto in due ore di tempo.
Le stime di riuscita nell’impresa sono davvero basse: su 90mila studenti, ne saranno ammessi solo 8.755. Quindi solo 1 studente su 10 riuscirà a superare l’ostacolo dei test d’ingresso.

Questa stima comporta non poche polemiche. Molte, infatti, sono le cose che hanno fatto andare su tutte le furie gli studenti che si apprestano a sostenere i test, ma la goccia che ha fatto traboccare il vaso riguarda il voto di maturità, infatti, secondo quanto stabilito, quest’anno, al momento della stesura della graduatoria, non conterà ai fini del superamento dei test. Quindi chi ha preso il massimo alla maturità ha le stesse probabilità di riuscita di chi ha preso la maturità a stento.

Inoltre, anche se i test sono unici, nelle diverse università si accede con punteggi differenti. La selezione, inoltre, diventa più dura soprattutto nelle università più ambite. Ciò comporta il rischio che i più bravi nelle università più ambite, per carenza di posti disponibili, vengano lasciati a casa. Anche se raggiungono risultati più alti di studenti ammessi in altri atenei.

Per ovviare a questi spiacevoli episodi, dovrebbero essere inclusi test psicoattitudinali e colloqui per esaminare le motivazioni che spingono gli studenti ad a voler abbracciare la professione medica, ed oltretutto le domande dovrebbero essere fattibili per tutti gli studenti e non solo per chi ha fatto la scelta “giusta” di scegliere un liceo scientifico.

Soprattutto ci vuole una graduatoria a livello nazionale dei punteggi ottenuti dagli studenti nei test. –questo è quanto sostiene, in un intervista per Affaritaliani,Salvo Calì, segretario del sindacato dei medici italiani(SMI)- Da questi si potrà scegliere la sede dove frequentare l’università. Così, anche chi ha avuto un buon punteggio e non è riuscito ad entrare nel numero chiuso per carenza di posti, ma è riuscito ad avere punteggio più alto di quello dei suoi colleghi in altre università potrà comunque avere un posto in un’altra sede italiana.
E poi si deve avviare una sperimentazione che tenga conto di tutti i fattori che possano migliorare i test d’ingresso universitari.
Noi affronteremo questa discussione a novembre. Per l’occasione
-precisa Calìabbiamo deciso di affrontare sia il tema della modalità d’accesso che quello del percorso formativo che ogni studente deve intraprendere e che secondo noi deve essere rivisitato in maniera importante. Ad esempio si deve riconoscere la medicina generale come specialità. Ora non è così. E’ un problema importante perché ogni università si muove in modo difforme mentre questo è un problema fondamentale per la salute del nostro paese. Tutti questi argomenti verranno poi discussi e analizzati con il ministero.”

Dora Della Sala

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