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22 settembre 2010

Università, Azione Universitaria (PdL): Commissariare Atenei che boicottano l’inizio delle lezioni, gli studenti non paghino rette

“Le lezioni sono un diritto, bloccarle è un delitto”

è lo slogan con il quale Azione Universitaria ha iniziato la propria battaglia contro chi vuole difendere la poltrona sulla pelle degli studenti e dei ricercatori.

“Da Macerata, Ferrara, Siena, Roma Sapienza e Tor Vergata parte la controffensiva degli studenti universitari sui quali incombe la minaccia di boicottaggio delle lezioni. Agli studenti che saranno privati del diritto di seguire le lezioni diciamo di non pagare le rette, al Ministro Gelmini chiediamo di intervenire con il Commissariamento nei confronti di quei Rettori che permetteranno il calpestamento del Diritto allo Studio, ai professori che vorranno boicottare esami e lezioni che dovranno vedersela direttamente con gli studenti”. È quanto dichiara Andrea Volpi, nuovo Coordinatore Nazionale di Azione Universitaria.

“È inaccettabile – continua Volpi – che una minoranza di baroni possa anche solo pensare di interrompere il regolare svolgimento dell’attività didattica nelle Università italiane. Come il cittadino che paga le tasse ha diritto di ricevere servizi idonei così lo studente che paga le salatissime rette universitarie e l’affitto per un posto letto ha diritto a frequentare le lezioni ed a sostenere gli esami. La violenza messa in atto dagli irriducibili della casta è un atto grave, vergognoso e incivile da combattere per ripristinare la legalità e riaffermare il diritto allo studio: per questo saremo in campo insieme agli studenti, con ogni mezzo, per liberare l’Università dalle zavorre del Paese, ovvero da quei docenti e ricercatori traffichini ed assenteisti che, nella maggior parte dei casi, non sono mai a lezione o a ricevimento, venendo meno ai propri doveri” .

“I ricercatori sbagliavano ieri a prostituirsi al Barone di turno che li sfruttava per sostituirlo a lezione ed a ricevimento, sbagliano oggiAggiungi un appuntamento per oggi a non comprendere la necessità di una Riforma che li qualifica come figure importanti per lo sviluppo della Ricerca e della Nazione”.

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