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18 ottobre 2010

Ramadan: la fine del mese che brucia i peccati

A un mese dalla fine del Ramadan ripropongo l’intervista fatta a settembre sull’inizio di questo periodo sacro.
La scorsa volta avevamo intervistato Chaimaa che ci aveva fatto capire un pò meglio cosa era il Ramadan e cosa significasse. Questa volta intervistiamo un’altra nostra amica che si chiama Sara sulla fine del mese di digiuno e sulle sue sensazioni.

D: Il mese di Digiuno è finito quali sensazioni/emozioni ti ha suscitato? Chi non lo ha fatto non potrà mai capire, ma prova a renderci pertecipi

R: Innanzitutto per fornire una vaga idea di quello che significa il Ramadan per noi musulmani potrei dire che la sensazione che si prova all’arrivo di questo mese sacro è pari a quella di un bambino che va a dormire la vigilia di natale e non vede l’ora che sia il giorno successivo in modo da scartare i regali.. con questo intendo che il ramadan mi trasmetteva una sensazione quasi magica, passare il giorno ad avvicinarmi al mio Creatore sentendo il cuore pieno di positività e infine al tramonto mangiare tutti uniti e pensare che in tutto il mondo i miei fratelli musulmani stanno facendo o faranno la stessa cosa. Alla fine rimane un senso di purezza nel cuore, sembra di essere rinati e dopo le varie meditazioni e purificazioni ci si sente pronti per migliore sè stessi.

D: Molti sicuramente non sapranno come si stabilisce il termine del Ramadan, si dice un generico 30 giorni invece non è cosi, come si stabilisce la fine, in termini di giorno del mese, del Ramadan?

R: Come in tutta la nostra religione, anche la determinazione della fine del ramadan è in base alle fasi lunari. Quando si ha la nascita della nuova luna si capisce che il giorno che sorgerà sarà l’aid el fitr.

D: Ci puoi spiegare cos’è I’tikaf ?

R: I’tikaf è quando una persona, stringendo una sorta di patto con Allah, stabilisce un numero di giorni in cui si isolerà in moshea dedicando le proprie giornate solo alla preghiera, alla lettura del corano e al dikhr ovvero alla contemplazione e supplicazione di Allah. La persona che pratica l’I’tikaf non dovrà ne’ dialogare con altre persone ne’ uscire dalla moshea per tutto il tempo, potrà comunque mangiare e dormire.

D: Esistono dei cibi particolari che si possono cucinare durante questo periodo?

R: I cibi variano a seconda del paese e della cultura, non vi sono piatti veri e propri che vengono stabiliti dalla nostra religione. L’unico consiglio è di spezzare il digiuno con latte e datteri; ciò non è un vero e proprio consiglio ma è Sunnah ovvero un comportamento tenuto abitualmente dal nostro profeta Muhammad ripreso da fedeli.

D: Descrivici la tua “giornata tipica” di Ramadan

R: Vivendo in occidente le nostre giornate, anche se in ramadan, non variano di molto a differenza dei paesi arabi. Nel mio caso, mi reco a scuola e svolgo le mie attività normali, dando però più spazio alla preghiera e alla lettura del Corano. E’ molto importante per noi mantenere i propri doveri della vita quotidiana nonostante il Ramadan perchè Allah non vuole che ci giustifichiamo con il digiuno. Qualche ora prima del tramonto mi accingo a preparare i piatti tipici della cultura marocchina e infine, salvo impegni lavorativi, molliamo tutto per riunirci in famiglia e mangiare. Dopo aver mangiato ci rechiamo in moschea a pregare il Tarawih, una preghiera speciale per il mese sacro, non obbligatoria, di 8 raka’at da svolgersi in gruppo per gli uomini e a libera scelta per le donne.

Un grazie speciale va a Sara che ha risposto alle nostre domande e per la sua disponibilità.

Virgilio Marano

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