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19 ottobre 2010

360° tour U2, Roma 8 ottobre 2010, 80000 persone presenti

360° tour U2 a Roma in concerto
360° tour U2 a Roma in concerto

360° tour U2 a Roma in concerto

80000 persone provenienti da tutta Europa hanno invaso la città di Roma per assistere al concerto di chiusura del 360° tour della mitica band irlandese U2.

Una mega struttura tecnologica in acciaio alta circa 45m e sorretta da quattro artigli cattura lo sguardo di chi entra nello stadio Olimpico. “The claw” ovvero “l’artiglio” così come è stato ribattezzato il palco dallo stesso Bono, leader del gruppo, è l’elemento costante e caratterizzante di tutto il tour. La piattaforma è dotata di ponti rotanti mentre i quattro enormi artigli, colonne portanti per l’impianto audio e le luci, sospendono il megaschermo centrale. La struttura, completamente aperta e roteante, regala al pubblico la visuale completa dello spettacolo, a 360° appunto. Di qui il nome del tour.

Alle 21 il quartetto, composto da Bono (voce, chitarra e armonica), The Edge (voce, chitarra, pianoforte e tastiera), Adam Clayton (basso) e Larry Mullen (batteria), entra in scena con Bono che grida 4 volte Roma. L’accoglienza del pubblico è clamorosa e quasi immediata è la risposta di Bono che ricorda il concerto al Flaminio del 1987 “…quando noi ci siamo innamorati di Roma e Roma si è innamorata di noi”. Ma durante “I Still Haven’t Found What I’m Looking For” è stato il pubblico ad emozionare la band con una straordinaria coreografia, organizzata da U2place.com (fan club italiano), che dalla curva Nord a quella Sud ha idealmente abbracciato gli U2, con un enorme scritta “ONE” tra la bandiera italiana e quella irlandese. “One”, singolo estratto dall’album “Achtung Baby” del 1992, non solo rappresenta il forte legame tra la band ed i suoi fan, ma è una delle canzoni simbolo del gruppo.

360° tour U2: uno spettacolo di luci e di 80000 persone presenti a Roma

Lo spettacolo strepitoso, ricco di colpi di scena, di coreografie di colori e luci roteanti, non ha risparmiato il lancio di messaggi di solidarietà e condivisione. Immagini di personaggi quali l’arcivescovo sudafricano Desmond Tutu, attivista contro l’apartheid e di Aung San Suu Kyi, Premio Nobel per la Pace nel 1991, scorrevano sul maxi-schermo. Toccante la dedica al nostrano Roberto Saviano, invitato dallo stesso Bono al concerto, di “Sunday bloody Sunday”, singolo scritto in memoria delle vittime civili dell’attacco terroristico avvenuto nella città di Derry dell’Irlanda del Nord il 30 gennaio del 1972. Particolarmente coinvolgente l’esecuzione di “Miss Sarajevo”, testo scritto contro la guerra in Bosnia, durante la quale Bono, il leader del gruppo, ha interpretato magistralmente la parte in italiano che era stata di Pavarotti. Sorprendente l’immediato cambio di stile con “City of Blinding Lights” che ha illuminato tutto lo stadio creando una coreografia di colori cangianti e luci roteanti trascinando il pubblico che è letteralmente “esploso” al ritmo di “Where the streets have no name”, singolo pubblicato nel 1987.

Un microfono a manubrio calato dall’alto illuminato di rosso, la giacca fosforescente illuminata anch’essa di rosso di Bono ed il ritmo di “With or Without You” illuminano le scene finali che si chiudono con “Moment of Surrender”, uno degli ultimi singoli della band.

L’evento, ben al di là delle aspettative dei fan, ha scritto una pagina indimenticabile nella storia della musica e…noi c’eravamo!!!!!!!!

Ivana Marino – Marianna Ferrara

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