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Scontro epico tra generazioni

12 Novembre 2010
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02/08/2021

L’età gioca oggi un ruolo fondamentale nell’ambito lavorativo e spesso si è scartati o perché si è troppo giovani e con poca esperienza oppure perché troppo vecchi e dunque incapaci di stare al passo con le esigenze del mercato.

In ambito accademico, invece, l’età, o meglio l’anzianità, più che essere una nota di demerito, finisce per essere l’unico elemento che permette l’accesso all’insegnamento. O almeno in Italia.

L’Italia ha la quota più bassa (meno il 16%) di docenti con meno di quaranta anni tra tutti i Paesi dell’Unione Europea. La nostra quota è esattamente la metà di quella riscontrata in Francia e in Spagna, mentre in Svezia, Olanda e Germania la quota supera addirittura il 40%.

Se i Quarantenni in Italia sono solo il 16%, i docenti che superano la cinquantina sono invece sempre più numerosi (6 su 10); un record assoluto se paragonato al resto d’Europa, ma si sa: noi valutiamo l’esperienza meglio degli altri ( che invece sono sempre pronti a rottamare!)

L’alto tasso di docenti “maturi ”nelle nostre università ha dei risvolti non affatto scontati. Essi non solo si trovano a decidere del destino di tanti giovani ricercatori, che premono per ottenere il sudato riconoscimento dei loro studi, e di tanti studenti, che desiderano un rapporto meno distaccato e più improntato sulle esigenze degli utenti (gli studenti appunto!).

Si parla di frattura generazionale. Si parla di realtà differenti. Si parla di docenti (nella maggior parte dei casi) che non hanno voglia di adeguarsi ai nuovi standard internazionali e alle nuove esigenze del mercato. Certo. Ormai il loro lavoro e la loro esperienza nell’università gli hanno fatto guadagnare il diritto di rifiutare i cambiamenti che non gli aggradano (spesso giustamente) come pure quelli che semplicemente non capiscono.

Il problema è capire quali sono gli effetti di tale “diffidenza ”sulle carriere dei giovani ricercatori e su quelle degli studenti più volenterosi:
I ricercatori, ormai stanchi di combattere contro un sistema afflitto dal baronato, vedono tale “diffidenza ”delle “più mature” generazioni di docenti come un motivo in più per partire in cerca di università maggiormente inserite in un contesto internazionale.

Gli studenti, invece, non godendo ancora di questa liberta, sono costretti a soffrire di tale “diffidenza ”e sempre di più preferiscono stare in casa piuttosto che optare per esperienze all’estero di breve-medio termine, esperienze che potrebbero ( e lo sono ) essere malviste da chi nel suo curriculum non si è mai allontanato oltre le Alpi.

Domenico Lanzara

© Riproduzione Riservata
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