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4 dicembre 2010

Accanimento mediatico non è dovere di cronaca

Il sette ottobre scorso viene rinvenuto senza vita il corpo di Sarah Scazzi, la giovane ragazza di Avetrana, scomparsa da casa nel mese di agosto. Da quel giorno, la tragica vicenda continua ad essere protagonista di molti dei programmi presenti nel palinsesto televisivo. Un accanimento mediatico così morboso nei confronti di una tragedia non si registrava dai tempi del delitto di Cogne e dell’assassinio di Meredith Kercher, la studentessa inglese uccisa a Perugia.

Il caso di Sarah Scazzi si arricchisce ogni giorno di nuovi particolari, o semplicemente di nuovi elementi utili alle indagini, come da prassi in casi di investigazione, che diventano d’improvviso notizia esclusiva della giornata, se ne parla nei programmi mattutini, pomeridiani e in quelli di approfondimento in seconda serata. Può capitare, però, che il caso Scazzi ceda il passo o la poltrona al Ministro di turno per una bella mostra di se. L’esordio del servizio è quasi sempre lo stesso “Novità sull’omicidio di Avetrana” e poi, presentando la “novità” coma in una presunta esclusiva, si racconta l’omicidio dal principio, pensando forse che in Italia qualcuno non lo conosca, arrivando alle solite battute ipocrite che di scoop hanno ben poco. Per qualche tempo è esistita la figura dello “zio mostro”, ora si parla semplicemente di Michele, poi si è parlato della cugina sempre in lacrime e sempre con una pettinatura diversa davanti al video, Sabrina, ora non c’è più la signora Misseri, moglie di Michele, ma solo Cosima.

Tutti i protagonisti della vicenda hanno assunto, attraverso l’accanimento mediatico, una sorta di familiarità con i telespettatori, quasi come se fossero attori di un film noto, talmente tanto che non fa più orrore e forse non suscita più nemmeno curiosità, semplicemente è una “notizia” che entra nelle nostre case, ogni giorno, con ogni mezzo di comunicazione. Un sensazionalismo esasperato che benché concesso in alcuni casi, concepito cinicamente per la vendita dei giornali o per gli ascolti televisivi, ora, è diventato semplicemente insopportabile. Dedicare una puntata intera alla vicenda può essere comprensibile il giorno in cui avviene l’incidente probatorio ma dedicare due ore di trasmissione per capire come funziona l’apertura della porta interna al garage di casa Misseri è davvero una esagerazione senza precedenti, senza parlare poi delle celle a cui si “attaccano” le linee dei cellulari.

Addirittura qualcuno si è difeso asserendo che non si tratta di accanimento mediatico ma di dovere di cronaca. Questo potrebbe essere vero in un paese in cui non esistono altri fatti, dico fatti e non notizie volutamente perché la notizia è ciò che il giornalista fa dell’accadimento e a questo punto mi viene da pensare.

Sono forse i giornalisti a non capire che la crisi di governo e quella economica, che la riforma universitaria, che le “storielle” di sesso, droga e rock n roll di alcuni Politici, sono fatti che devono diventare notizia? Sono forse i “manipolatori” dell’informazione ad impedire che le notizie vengano date per evitare che gli italiani sappiano la verità? L’accadimento mediatico nei confronti dell’omicidio di Avetrana è forse studiato a tavolino come diversivo alla vera informazione?

Esiste il dovere di cronaca vero ed esiste il diritto all’informazione, fin troppo violato di questi tempi.


Anna Grazia Concilio

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