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7 dicembre 2010

Difenderemo il nostro futuro con le unghie e con i denti

Francesca è una studentessa ventunenne che ha scritto una lettera al Fatto Quotidiano. Poche righe per sfogare la rabbia e la frustrazione di una ragazza che non riesce a vedere il proprio futuro, che ha deciso di scendere in piazza per difendere non solo il suo diritto allo studio e quello dei figli che avrà, ma anche perché ha un sogno. Quello di poter lavorare e realizzarsi, un giorno, qui nel suo Paese, senza dover fuggire all’estero in cerca di fortuna.Molti hanno risposto a Francesca. Il quadro che ne deriva, è tutt’altro che roseo.
La maggior parte delle risposte viene da ragazzi come lei, studenti e studentesse che supportano la sua stessa causa e che vogliono dimostrare il proprio valore a quei politici che, forse spaventati dalla reazione forte e incrollabile del popolo universitario, finge indifferenza per evitare il confronto.

I toni sono pacati, ma è veleno che scorre tra le righe quando sostengono che la classe governativa cerca di tagliare le gambe alla cultura perché preferisce un popolo ignorante; quando dicono che i politici temono la loro protesta perché “le idee fanno paura a chi non ne ha;” che sono stufi di abbassare la testa quando vedono gente che ha raggiunto il prestigio sociale e lavorativo solo grazie al proprio aspetto o al cognome di papà; sono demotivati e scoraggiati quando sognano di metter su famiglia ma mancano di supporto economico perché non riescono a trovare lavoro.

La tristezza aumenta ancora di più quando si leggono le risposte di chi, incurante delle grida di aiuto delle persone che sognano un futuro migliore, semplicemente consiglia di fare le valigie e andare all’estero, di mettersi a studiare qualcosa per cui sia più facile trovare lavoro invece di seguire sciocchezze come le proprie aspirazioni e i propri sogni, o addirittura smettere di lagnarsi perché “i posti parassitari sono già tutti occupati.”

Spicca fra le altre la risposta non di un giovane, ma di un uomo alle soglie dei sessant’anni, disoccupato, impossibilitato a pagare il mutuo e le rate della macchina, il quale fa notare che il governo nostrano non solo snobba il futuro dei giovani, ma non si cura minimamente neanche dell’avvenire dei più anziani. I giovani, se non trovano lavoro nel loro Paese, possono sempre cercare di far fortuna all’estero; ma un uomo di sessant’anni chi lo assumerà mai? E che prospettive di vita avrà, senza lavoro, senza pensione?

Questo è lo stato d’animo di quei giovani che ancora oggi, benché il ddl Gelmini si possa ormai considerare approvato, ancora continua a ribellarsi, a invadere i centri storici, a bloccare le strade, le ferrovie, a cercare in ogni modo di far sentire la propria voce.

Tanto non hanno nulla da perdere. “Loro” hanno già preso tutto. Anche i sogni.

Marilena Grattacaso

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