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22 dicembre 2010

È questa l’unica risposta?

Ne sono la prova gli scontri avvenuti a Roma martedì. Un corteo pacifico, una manifestazione simile alle tante organizzate qua e là per tutta la penisola, il cui incipit pacato si è risolto in una rissa rovinosa. Non è la prima e non sarà l’ultima volta; quotidiani e notiziari registreranno ancora eventi del genere.La cosa che conta non sono i risultati. Non interessa sapere se con fuoco e fiamme chi di dovere abbia deciso di attuare un cambiamento politico, o se le ferite e le notti passate in centrale non siano valse a nulla. La vera questione è: la violenza è l’unica risposta?

Una volta pacate le acque e calcolato i danni, si cerca di attribuire le colpe. Tra gli studenti, si mormora, c’erano gruppi provenienti dai centri sociali. Il tipo di gente che non si cura del motivo della manifestazione, che si butta nella mischia con il solo scopo di sfogare la rabbia sfondando vetri, distruggendo i bancomat e facendo a pugni con le forze dell’ordine.

Altri sostengono che fosse tutto organizzato. La fascia studentesca più estremista, convinta che la violenza sia il solo modo per far sentire la propria voce e per dimostrare lo scontento generale che serpeggia tra Atenei e Facoltà.

Non tutti la pensano allo stesso modo; c’è chi crede nel dialogo e nella manifestazione pacifica, e condanna con decisione le azioni violente dei colleghi più focosi. Se in politica pensano che tutti gli studenti siano solo un gruppo di esaltati, pronti a far saltare i cassonetti dell’immondizia al primo segnale di protesta, nessuno li ascolterà più.

Al di là delle distinzioni tra buoni e cattivi, l’unica certezza è che quel giorno è stata la rabbia collettiva a scendere in piazza. La rabbia studentesca, che spesso si fonde a quella dei lavoratori e dei precari, che viene nutrita giorno dopo giorno da scelte politiche scorrette e decisioni spiacevoli.

Se però come dicevano i nostri nonni, “uomo avvisato, mezzo salvato,” sarebbe meglio se la classe governativa smettesse di liquidare ogni episodio del genere con scuse sempre più improbabili e ascoltasse le richieste dei cittadini. Non è allettante l’idea di un nuovo ‘68.

Marilena Grattacaso

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