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15 dicembre 2010

In Inghilterra come da noi

Il 9 dicembre il Parlamento britannico ha approvato il disegno di legge che triplica le tasse universitarie entro il 2012 e infligge gravi tagli all’istruzione. In ventimila tra studenti, genitori e attivisti inglesi sono scesi a Parliament Square e Regent Street, dove si sono scontrati con la polizia e dove alcuni hanno preso di mira la macchina in cui viaggiavano Carlo e Camilla.Si prevede che l’innalzamento delle rette decise dal governo Cameron oscillerà tra le sei e le novemila sterline, e andrà a toccare le tasche dei futuri universitari. Proprio per questo motivo a scendere in piazza non sono stati solo i ragazzi che frequentano già l’università, ma anche ragazzini tra i dodici e i diciassette anni, ai quali in effetti toccherà saldare il conto.

A Londra gli scontri hanno toccato punte critiche, e la stampa britannica ha criticato la violenza dei manifestanti allo stesso modo in cui ha bocciato la condotta scorretta delle forze dell’ordine, che in molti casi ha formato cordoni di isolamento attorno ai manifestanti, impedendo loro di muoversi e dunque di portare avanti la loro protesta.

In Inghilterra come in Italia; a Londra, Oxford e Cambridge come a Roma, Milano e Napoli. In barba alla distanza geografica, alle differenze culturali e governative, i due Paesi sono accumunati non solo dalle proteste studentesche, ma anche da un corpo parlamentare cocciuto e sicuro di sé e da un’opposizione governativa che prima promette di contestare in ogni modo il disegno di legge, ma che poi smentisce le proprie azioni schermandosi dietro un “i conti del Paese sono più gravi del previsto.”

Marilena Grattacaso

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