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2 dicembre 2010

La riforma Gelmini approvata alla Camera: cronaca di una giornata convulsa

La riforma Gelmini passa all’esame della Camera. Com’era prevedibile il primo ramo del Parlamento approva il discusso ddl, che ora torna nuovamente al Senato (dove già era stato approvato il 29 luglio scorso) per il passo decisivo prima dell’approvazione.

Il voto è arrivato solamente nella serata di Martedì 30 Novembre, al termine di una lunga ed animata discussione in aula che ha visto come protagonisti tutti i gruppi parlamentari. In definitiva il testo è stato approvato con 307 voti favorevoli e 252 contrari (7 gli astenuti). La seduta non è stata avara di colpi di scena, con la maggioranza che è stata battuta per ben due volte su emendamenti sui quali Fli, Api e Pd hanno dimostrato che la tenuta del Governo è a rischio.

In sostanza è stata imposta la soppressione dal testo della cosiddetta “clausola di salvaguardia” cioè la norma che prevedeva una sorta di “commissariamento” per il Ministero dell’Istruzione da parte del ministero dell’Economia, nel caso in cui si fossero verificati o fossero in procinto di verificarsi scostamenti rispetto alle previsioni di spesa.

Tutto ciò mentre all’esterno di Montecitorio e in numerose piazze d’Italia gli studenti davano seguito alle proteste dei giorni scorsi, con annessi momenti di tensione dovuti agli scontri avvenuti da gruppi di studenti e forze dell’ordine. Le notizie degli scontri, giunte all’interno dell’aula hanno ulteriormente inasprito le polemiche tra deputati di maggioranza ed opposizione, con il deputato Pd, Roberto Giachetti che ha chiesto al ministro degli Interni Maroni di riferire in aula l’accaduto. Il Ministro ha riferito, senza recarsi in aula, che «(…) tutto sta avvenendo con grande responsabilità delle forze dell’ordine che hanno subito violenza e stanno gestendo una situazione molto complicata».

La polemica in aula si è ulteriormente inasprita quando l’on. Antonio Di Pietro ha puntato il dito contro il ministro Gelmini rea, a suo avviso, di spacciare per meritocratica e antibaroniale una riforma che in realtà viaggia in direzione opposta. «Per di più – ha affermatoDi Pietrosiamo sgomenti nel constatare che questa riforma è guidata dai tagli economici del ministro Tremonti».

Al momento del voto è risultato decisivo per la maggioranza il voto di Futuro e Libertà, che già nei giorni scorsi per bocca di Fini aveva annunciato di ritenere la riforma utile a migliorare l’Università italiana.

Ora si pensa ai tempi del voto al Senato. Il ministro Gelmini, che a proposito delle proteste ha commentato «il tempo è galantuomo e gli studenti capiranno che questa riforma dell’università è tutta a loro vantaggio: è un cambiamento epocale di cui si sentiva il bisogno se vogliamo allineare il nostro sistema all’Europa», si augura che il voto possa avvenire prima del fatidico 14 Dicembre ma il capogruppo Pd al Senato, Anna Finocchiaro, avverte la maggioranza che una calendarizzazione accelerata sul ddl università sarebbe possibile solo con l’unanimità dei gruppi.

Non resta che attendere gli sviluppi ma nel frattempo gli studenti hanno già annunciato nuove proteste in tutta Italia.

Arturo Catenacci

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