La Vision: cos’è e come creare una proiezione del futuro

Redazione Controcampus 19 Dicembre 2010

Ecco cos'è la Vision: il nostro cervello non distingue tra un’esperienza realmente accaduta e una “solo” vividamente immaginata.

Questo aforisma di Seneca ci fa riflettere sull’importanza e la necessità di sapere qual è la direzione che si intende raggiungere e dunque quali sono le scelte che è opportuno compiere per arrivare a tale destinazione. Dove sarai e cosa avrai raggiunto esattamente tra un anno?

Che tu sia uno studente, un docente, un dirigente, un libero professionista o una casalinga, questa domanda rappresenta uno strumento dall’enorme portata. Fermarsi un attimo durante la nostra routine quotidiana e fare un bilancio del proprio stato attuale, considerare dove si vuole andare e cosa si vuole raggiungere può aumentare notevolmente le possibilità di arrivarci realmente.

Immaginare dove si vuole essere da qui ad un lasso temporale di un anno circa significa creare all’interno del proprio cervello una Vision, cioè una sorta di proiezione di uno scenario futuro che rispecchia i valori e le aspirazioni personali. Molto spesso viviamo in preda agli impegni accumulatisi, alle urgenze e all’abitudine, che non sempre rappresentano gli stimoli migliori per fare della nostra vita ciò che realmente vorremmo. Dunque chiudere gli occhi e pensare attivamente ed intenzionalmente a cosa vogliamo raggiungere diventa doveroso per nutrire adeguatamente il nostro cammino e individuare i passi migliori da compiere.

Detto ciò potrebbe sorgere il dubbio che la Vision sia accomunabile ad un obiettivo da raggiungere. In effetti in parte lo è, ma mentre quest’ultimo è più “semplice” e circoscritto, legato cioè ad una specifica “area”, la Vision rappresenta semmai il coronamento del raggiungimento di una serie di obiettivi. E anche qualcosa in più.. Vision significa avere ben chiara nella propria mente la risultante globale di una serie di azioni e di scelte che si intende compiere.

Significa dunque “vivere” mentalmente ed anticipare lo “stato” in cui ci si troverà, con tutto ciò che si proverà a livello di emozioni, sensazioni, pensieri, stati d’animo. L’idea della creazione della propria Vision nasce dalla considerazione che il nostro cervello non distingue tra un’esperienza realmente accaduta e una “solo” vividamente immaginata.

A chi non è mai capitato di svegliarsi durante il sonno e di trovarsi “alterato” nel proprio stato emotivo e fisiologico? Magari con il cuore che batteva forte, sudato, sorridente o intimorito..

Riflettiamo: stando nel proprio letto, in silenzio ed al buio, durante il sonno.. qualcosa avviene solo nella propria mente.. eppure condiziona realmente la fisiologia e le emozioni del corpo. Ecco dunque l’intuizione di decidere intenzionalmente di creare nella propria mente un ben determinato scenario, ricco di immagini, persone, suoni, colori, azioni, emozioni in grado di sortire un effetto condizionante per il nostro cervello che reagirà come se quell’insieme di elementi fosse reale! Una volta che nella profondità di noi stessi abbiamo creato questo stato desiderato e percepito come “vivo” e “reale”, si innescheranno una serie di reazioni a catena che ci consentiranno di intraprendere le azioni e le scelte più opportune e funzionali per raggiungere concretamente ciò che abbiamo creato nella mente.

Un antico aforisma orientale recita “se hai chiaro il cosa troverai il come”, cioè se hai chiaro nella tua mente cosa ti sta realmente a cuore raggiungere troverai dentro di te le strategie, le scelte, le azioni da compiere per arrivare a ciò che ti sei prefissato. Dopo avere chiuso gli occhi ed aver immaginato la propria Vision è fondamentale scriverla, perché scrivere rappresenta un ulteriore strumento per dare forma ai pensieri, per lasciarne traccia, per sancire una sorta di patto interiore con noi stessi. Aumenta dunque ancora di più l’impatto che la Vision avrà su noi stessi. Scrivere inoltre aiuta a prendere consapevolezze. E rileggere ciò che abbiamo scritto ci serve per ragionare ulteriormente, affinare le nostre scelte, capire ancora meglio chi siamo e cosa è realmente importante per noi.

Passando ad un piano più tecnico di indicazioni per la creazione della Vision ci sono determinate considerazioni da fare. Innanzitutto proprio per avere quell’impatto forte sul nostro cervello dovrebbe essere pensata al tempo presente! Sì, può sembrare strano pensare al futuro raccontandoselo al presente, ma è proprio qui che si inizia a dare al proprio cervello quell’input forte e cristallino che stimola come se fosse una cosa reale, esattamente come accade durante i sogni.

Il tempo futuro è solo una nostra invenzione, il tempo passato è passato. Il tempo presente è invece l’unico tempo reale che ci è dato vivere e percepire. Dunque immaginare al presente qualcosa che avverrà poi solo in seguito fa sì che noi lo percepiamo con la massima forza e realtà. Inoltre una Vision dovrebbe essere “positiva” nel senso che dovrebbe rappresentare ciò che si vuole più di ciò che non si vuole. Sono in molti infatti a riflettere sulle cose che non amano nella propria vita, le conoscono alla perfezione, se le recitano come un mantra.. ma poi di fatto non hanno ben chiaro in mente cos’è che invece desiderano in alternativa!

Una Vision dovrebbe essere circoscritta in un lasso temporale indicativo di massimo un anno. Questo non perché non si possa avere una Vision da qui a due, tre o cinque anni, ma perché se ci poniamo una scadenza troppo lontana la spinta motivazionale per iniziare ad agire diversamente da come siamo abituati diventa minore. Al contrario sapere che è iniziato un countdown di massimo 365 giorni ci dà il giusto senso di urgenza. Nel caso in cui qualcuno abbia una Vision di durata superiore all’anno, può risultare utile “frazionarla” in blocchi di durata inferiore.

Quindi, per fare un esempio, una Vision che si coronerà nel 2012 può essere scomposta in diversi step progressivi. Detto in altri termini: se nel 2012 la propria Vision prevede che avremo raggiunto una determinata “destinazione”, dove dovremo essere già nel 2011? Continuando nella disamina delle indicazioni per la creazione di una Vision efficace ricordiamo che dovrebbe essere ben ricca di dettagli, coinvolgendo i sensi ai quali ciascuno risulta maggiormente sensibile. Dunque nella propria Vision è utile immettere colori, suoni, odori, dettagli cromatici, dialoghi, parole, sensazioni, panorami.

In questo modo l’appeal della Vision risulta essere molto maggiore perché noi tutti siamo sensibili a ciò che è ricco, colorato, “vivo”, dettagliato. Qualcuno sarà più sensibile alle forme e ai colori, qualcun altro agli odori e ai profumi. Ci sarà poi chi sarà più sensibile ai suoni e chi invece al senso del tatto o del gusto. E’ opportuno dunque che ciascuno inserisca nella propria Vision quegli elementi sensoriali verso i quali risulta maggiormente incline e sensibile. Volendo approfondire ulteriormente il concetto possiamo specificare che la Vision è diversa dall’insieme delle azioni e scelte che si intende intraprendere per migliorare la propria vita personale e professionale.

Se da una parte fermarsi ed individuare un insieme di scelte che si intende compiere, individuare delle azioni specifiche che si intende intraprendere per migliorare determinati aspetti rappresenta senz’altro un lavoro utile e importante, è bene ricordare che la Vision rappresenta qualcosa di diverso. La Vision è cioè il risultato finale, lo stato raggiunto così come sarebbe se con una sorta di bacchetta magica potessimo in un istante trovarci nella situazione desiderata. Nel creare la Vision non è utile iniziare a pensare già a cosa si dovrà fare concretamente per ottenere il cambiamento desiderato. No! Nella Vision dobbiamo vederci, percepirci, sentirci come già arrivati a destinazione, con tutto ciò che desideriamo essere ed avere! Questa è la chiave di volta di questo strumento.

E’ indispensabile “essere” già chi vogliamo essere, pensare come se già fossimo chi vogliamo diventare. Ecco dunque che si fa strada un’altra considerazione doverosa, inerente la reale fattibilità di ciò che vogliamo essere ed ottenere. Una Vision deve essere stimolante, sfidante, ma pur sempre realizzabile. Non è utile che sia un puro miraggio, un sogno. Per rimanere concreti ed “operativi” è dunque necessario pensare ad una Vision impattante e motivante ma poi di fatto realizzabile. Facciamo un esempio. Immaginiamo che si intenda inserire nella propria Vision una migliore forma fisica, un miglioramento economico, una maggiore quantità e qualità del tempo libero e magari anche, perché no, un miglioramento della propria sfera relazionale (conoscenze, amici, frequentazioni), bisogna essere ben consapevoli del punto da cui si parte, della propria situazione attuale, delle reali potenzialità ed inclinazioni personali e del lasso temporale entro cui si intende raggiungere la Vision.

Dunque immaginarsi da qui a un anno miliardari, atleti agonisti, a capo di un’azienda e magari soci onorari di più circoli culturali potrebbe risultare “troppo” se si parte da una situazione molto lontana da questo scenario.. Ma magari nell’arco di un anno ci si può vedere con meno chili di troppo, assidui frequentatori di un club di fitness, a svolgere un lavoro diverso o un diverso ruolo più remunerativo, meglio organizzati sul proprio posto di lavoro, in modo tale da terminare le routine lavorative con sufficiente energia da poter dedicare ad altre attività che consentano di conoscere altre persone e organizzare altri eventi..

In buona sostanza per creare una Vision utile è indispensabile porsi determinate domande “potenti” che ci aiutino a proiettarci da qui ad un anno per poter poi iniziare ad agire diversamente e, trascorso un anno, verificare ciò che abbiamo raggiunto ed apportare gli opportuni “aggiustamenti di tiro” qualora non abbiamo raggiunto la Vision. Tra le domande utili e “potenti “ da porsi troviamo: “dove voglio trovarmi tra un anno?”, “come voglio sentirmi?”, “quali risorse ho al momento che potrebbero aiutarmi?”, “quali aspetti della mia vita voglio migliorare?”, “chi sarò tra un anno?”, “chi ci sarà con me?”, “quali emozioni desidero provare?” “perché per me è importante raggiungere quella destinazione?”.

“Immagina un’automobile che viaggia nella notte. I fari consentono di vedere solo dai 30 ai 60 metri davanti, e allo stesso tempo è possibile percorrere tutta la distanza tra la Carolina e New York guidando nell’oscurità, perché tutto ciò che è necessario vedere sono i 30-60 metri successivi. Questo è il modo in cui la vita tende a svolgersi sotto i nostri occhi. Se si confida nel fatto che dopo i primi 60 metri si riveleranno i successivi 60 e così via, la vita procederà e alla fine ci porterà a destinazione facendoci ottenere ciò che desideriamo veramente per il semplice fatto che lo desideriamo realmente ed intensamente”.

Queste parole dello scrittore e formatore Jack Canfield fanno riflettere sul fatto che l’intero viaggio della vita è composto di tanti piccoli viaggi che a me piace definire Vision. Hellen Keller, attivista che si è battuta per i diritti dei più deboli e diversamente abili fu intervistata un giorno da un giornalista che le chiese se esistesse qualcosa di peggiore del fatto di non avere la vista. Hellen Keller, prontamente e serenamente rispose: “Certo! Peggio di non avere la vista c’è.. avere la vista ma non avere una Vision!”. Questa risposta già di per sé autentica e motivante diventa “speciale” se si considera che Hellen Keller è diventata sordo-cieca quando aveva appena 19 mesi. Dunque non mi rimane che chiedervi nuovamente: “Qual è la vostra Vision? Dove sarete tra un anno?”.

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La StoriaControcampus è un periodico d’informazione universitaria, tra i primi per diffusione.Ha la sua sede principale a Salerno e molte altri sedi presso i principali atenei italiani.Una rivista con la denominazione Controcampus, fondata dal ventitreenne Mario Di Stasi nel 2001, fu pubblicata per la prima volta nel Ottobre 2001 con un numero 0. Il giornale nei primi anni di attività non riuscì a mantenere una costanza di pubblicazione. Nel 2002, raggiunta una minima possibilità economica, venne registrato al Tribunale di Salerno. Nel Settembre del 2004 ne seguì la registrazione ed integrazione della testata www.controcampus.it. Dalle origini al 2004Controcampus nacque nel Settembre del 2001 quando Mario Di Stasi, allora studente della facoltà di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Salerno, decise di fondare una rivista che offrisse la possibilità a tutti coloro che vivevano il campus campano di poter raccontare la loro vita universitaria, e ad altrettanta popolazione universitaria di conoscere notizie che li riguardassero.Il primo numero venne diffuso all’interno della sola Università di Salerno, nei corridoi, nelle aule e nei dipartimenti. Per il lancio vennero scelti i tre giorni nei quali si tenevano le elezioni universitarie per il rinnovo degli organi di rappresentanza studentesca. In quei giorni il fermento e la partecipazione alla vita universitaria era enorme, e l’idea fu proprio quella di arrivare ad un numero elevatissimo di persone. Controcampus riuscì a terminare le copie date in stampa nel giro di pochissime ore.Era un mensile. La foliazione era di 6 pagine, in due colori, stampate in 5.000 copie e ristampa di altre 5.000 copie (primo numero). Come sede del giornale fu scelto un luogo strategico, un posto che potesse essere d’aiuto a cercare fonti quanto più attendibili e giovani interessati alla scrittura ed all’ informazione universitaria. La prima redazione aveva sede presso il corridoio della facoltà di giurisprudenza, in un locale adibito in precedenza a magazzino ed allora in disuso. La redazione era quindi raccolta in un unico ambiente ed era composta da un gruppo di ragazzi, di studenti (oltre al direttore) interessati all’idea di avere uno spazio e la possibilità di informare ed essere informati. Le principali figure erano, oltre a Mario Di Stasi:Giovanni Acconciagioco, studente della facoltà di scienze della comunicazione Mario Ferrazzano, studente della facoltà di Lettere e FilosofiaIl giornale veniva fatto stampare da una tipografia esterna nei pressi della stessa università di Salerno.Nei giorni successivi alla prima distribuzione, molte furono le persone che si avvicinarono al nuovo progetto universitario, chi per cercarne una copia, chi per poter partecipare attivamente. Stava per nascere un nuovo fenomeno mai conosciuto prima, Controcampus, “il periodico d’informazione universitaria”. “L’università gratis, quello che si può dire e quello che altrimenti non si sarebbe detto”, erano questi i primi slogan con cui si presentava il periodico, quasi a farne intendere e precisare la sua intenzione di università libera e senza privilegi, informazione a 360° senza censure.Il giornale, nei primi numeri, era composto da una copertina che raccoglieva le immagini (foto) più rappresentative del mese, un sommario e, a seguire, Campus Voci, la pagina del direttore. La quarta pagina ospitava l’intervista al corpo docente e o amministrativo (il primo numero aveva l’intervista al rettore uscente G. Donsi e al rettore in carica R. Pasquino). Nelle pagine successive era possibile leggere la cronaca universitaria. A seguire uno spazio dedicato all’arte (poesia e fumettistica). I caratteri erano stampati in corpo 10.Nel Marzo del 2002 avvenne un primo essenziale cambiamento: venne creato un vero e proprio staff di lavoro, il direttore si affianca a nuove figure: un caporedattore (Donatella Masiello) una segreteria di redazione (Enrico Stolfi), redattori fissi (Antonella Pacella, Mario Bove). Il periodico cambia l’impaginato e acquista il suo colore editoriale che lo accompagnerà per tutto il percorso: il blu. Viene creata una nuova testata che vede la dicitura Controcampus per esteso e per riflesso (specchiato), a voler significare che l’informazione che appare è quella che si riflette, quello che, se non fatto sapere da Controcampus, mai si sarebbe saputo (effetto specchiato della testata). La rivista viene stampa in una tipografia diversa dalla precedente, la redazione non aveva una tipografia propria, ma veniva impaginata (un nuovo e più accattivante impaginato) da grafici interni alla redazione. Aumentarono le pagine (24 pagine poi 28 poi 32) e alcune di queste per la prima volta vengono dedicate alla pubblicità. Viene aperta una nuova sede, questa volta di due stanze.Nel Maggio 2002 la tiratura cominciò a salire, fu l’anno in cui Mario Di Stasi ed il suo staff decisero di portare il giornale in edicola ad un prezzo simbolico di € 0,50.Il periodico era cosi diventato la voce ufficiale del campus salernitano, i temi erano sempre più scottanti e di attualità. Numero dopo numero l’obbiettivo era diventato non più e soltanto quello di informare della cronaca universitaria, ma anche quello di rompere tabù. Nel puntuale editoriale del direttore si poteva ascoltare la denuncia, la critica, la voce di migliaia di giovani, in un periodo storico che cominciava a portare allo scoperto i risultati di una cattiva gestione politica e amministrativa del Paese e mostrava i primi segni di una poi calzante crisi economica, sociale ed ideologica, dove i giovani venivano sempre più messi da parte. Disabilità, corruzione, baronato, droga, sessualità: sono questi alcuni dei temi che il periodico affronta.Nel 2003 il comune di Salerno viene colto da un improvviso “terremoto” politico a causa della questione sul registro delle unioni civili, “terremoto” che addirittura provoca le dimissioni dell’assessore Piero Cardalesi, favorevole ad una battaglia di civiltà (cit. corriere). Nello stesso periodo Controcampus manda in stampa, all’insaputa dell’accaduto, un numero con all’interno un’ inchiesta sulla omosessualità intitolata “dirselo senza paura” che vede in copertina due ragazze lesbiche. Il fatto giunge subito all’attenzione del caporedattore G. Boyano del corriere del mezzogiorno. È cosi che Controcampus entra nell’attenzione dei media, prima locali e poi nazionali.Nel 2003 Mario Di Stasi avverte nell’aria segnali di cambiamento sia della società che rispetto al periodico Controcampus. Pensa allora di investire ulteriormente sul progetto, in redazione erano presenti nuove figure: Ernesto Natella, Laura Muro, Emilio C. Bertelli, Antonio Palmieri. Il periodico aumenta le pagine, (44 pagine e poi 60 pagine), è stampato interamente a colori, la testata è disegnata più piccola e posizionata al lato sinistro della prima pagina. La redazione si trasferisce in una nuova sede, presso la palazzina E.di.su del campus di Salerno, questa volta per concessione dell’allora presidente dell’E.di.su, la Professoressa Caterina Miraglia che crede in Controcampus. Nello stesso anno Controcampus per la prima volta entra nel mondo del Web e a farne da padrino è Antonio Palmieri, allora studente della facoltà di Economia, giovane brillante negli studi e nelle sue capacità web. Crea un portale su piattaforma CMS realizzato in asp.È la nascita di www.controcampus.it e l’inizio di un percorso più grande. Controcampus è conosciuto in tutti gli atenei italiani, grazie al rapporto e collaborazione che si instaura con gli uffici stampa di ogni ateneo, grazie alla distribuzione del cartaceo ed alla nuova iniziativa manageriale di aprire sedi - redazioni in tutta Italia.Nel 2004 Mario Di Stasi, Antonio Palmieri, Emilio C. Bertelli e altri redattori del periodico controcampus vengono eletti rappresentanti di facoltà. Questo non permette di sporcare l’indirizzo e linea editoriale di Controcampus, che resta libera da condizionamenti di partito, ma offre la possibilità di poter accedere a finanziamenti provenienti dalla stessa Università degli Studi di Salerno che, insieme alla pubblicità, permettono di aumentare gli investimenti del gruppo editoriale. Ciò nonostante Controcampus rispetto alla concorrenza doveva contare solamente sulle proprie forze.La forza del giornale stava nella fiducia che i lettori avevano ormai riposto nel periodico. I redattori di Controcampus diventarono 15, le redazioni nelle varie università italiane aumentavano. Tutto questo faceva si che il periodico si consolidasse, diventando punto di riferimento informativo non soltanto più dei soli studenti ma anche di docenti, personale e politici, interessati a conoscere l’informazione universitaria. Gli stessi organi dell’istruzione quali Miur e Crui intrecciavano rapporti di collaborazione con il periodico. Dal 2005 al 2009A partire dal 2005 Controcampus e www.controcampus.it ospitano delle rubriche fisse. Le principali sono:Università, la rubrica dedicata alle notizie istituzionali Uni Nord, Uni Centro e Uni Sud, rubriche dedicate alla cronaca universitariaCominciano inoltre a prender piede informazioni di taglio più leggero come il gossip che anche nel contesto universitario interessa. La redazione di Controcampus intuisce che il gossip può permettergli di aumentare il numero di lettori e fedeli e nasce cosi da controcampus anche una iniziativa che sarà poi riproposta ogni anno, Elogio alla Bellezza, un concorso di bellezza che vede protagonisti studenti, docenti e personale amministrativo.Dal 2006 al 2009 la rivista si consolida ma la difficoltà di mantenete una tiratura nazionale si fa sentire anche per forza della crisi economia che investe il settore della carta stampata. Dal 2009 ad oggiNel maggio del 2009 Mario Di Stasi, nel tentativo di voler superare qualsiasi rischio di chiusura del periodico e colto dall’interesse sempre maggiore dell’informazione sul web (web 2.0 ecc), decide di portare l’intero periodico sul web, abbandonando la produzione in stampa. Nasce un nuovo portale: www.controcampus.it su piattaforma francese Spip. Questo se da un lato presenta la forza di poter interessare e raggiungere un vastissimo pubblico (le indicizzazioni lo dimostrano), dall’altro lato presenta subito delle debolezze dovute alla cattiva programmazione dello stesso portale.Nel 2012 www.controcampus.it si rinnova totalmente, Mario Di Stasi porta con se un nuovo staff: Pasqualina Scalea (Caporedattore), Dora Della Sala (Vice Caporedattore), Antonietta Amato (segreteria di Redazione) Antonio Palmieri (Responsabile dell’area Web) Lucia Picardo (Area Marketing), Rosario Santitoro ( Area Commerciale). Ci sono nuovi responsabili di area, ciascuno dei quali è a capo di una redazione nelle diverse sedi dei principali Atenei Italiani: sono nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico.Nel 2013 www.controcampus.it si aplia, il portale d'informazione universitario, diventa un network. Una nuova edizione, non più un periodico ma un quotidiano anzi un notiziario in tempo reale. Nasce il Magazine Controcampus, nascono nuovi contenuti: scuola, università, ricerca, formazione e lavoro. Nascono ulteriori piattaforme collegate alla webzine, non solo informazione ma servizi come bacheche, appunti, ricerca lavoro e anche nuovi servizi sociali.Certo le difficoltà sono state sempre in agguato ma hanno generato all’interno della redazione la consapevolezza che esse non sono altro che delle opportunità da cogliere al volo per radicare il progetto Controcampus nel mondo dell’istruzione globale, non più solo università.Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza.Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria.Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. Leggi tutto